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mercoledì, 28 aprile 2004

 

 

*

(da Baudelaire)

 

 

 

La Natura è una Chiesa:

a volte le colonne

viventi fanno emergere

parole incerte; l’uomo

vi passa tra le selve

di simboli dall’occhio

familiare. Qui gli echi

lontani si confondono

nell’unità di un utero,

notte e chiarore enorme:

i profumi, i colori,

i suoni si rispondono.

 

Esistono profumi

puliti come il corpo

dei piccoli, soavi

come gli òboi, e verdi

come i prati; altri sono

corrotti e vittoriosi.

È in loro l’espansione

delle cose infinite:

l’ambra, il muschio, l’incenso,

il benzoino cantano

la vita in mente e sensi.

 

a c. di Massimo Sannelli



postato da ex. | 13:46 | commenti (1)





domenica, 25 aprile 2004

 

e aperti a persi in inverni estenuando il gesto decenti di eclissi su plesso in luce che a nero dia nero, di fibre intimi delineando rame a scarti e effimeri su lastre venali speculare irredenti a inventare natali a tenersi sospetti ridere eccidi e frigidi e algida fallibile ventura di aureole convinti nel gelo anulare aversi in coito nivale nel roseto di soli indursi a rosa scivolare curvatura rosa di culmine aurora rifrarsi cagione di indulto baglio: turgore caligini

 

semplici convenendo in intenti in smalti in complimenti collidendo amanti involando a origine originando autentici sosia frangersi in scaturigini di forme in cordiali affezioni ridimostrandolo passo pianissimo gesto perimetria miniatura a diadema bulbo inesausti sostando in unico porto coni duplice sorte estenuando sostenti a stessi stesure di deserti corpi

 

Ermanno Guantini



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venerdì, 23 aprile 2004

 

MANUALE PER AVVENTURE QUOTIDIANE

(Tre finzioni del soggetto in forma di sentenza ironica)

 

i.

 

I miei oggetti preziosi sono tutti in un territorio di conquista carico di esperienza umana, il vero tempo che è contro l’oscurità incombente, a corpo aperto.

 

Sono sessualmente assorte tra le gambe, con un gran desiderio di pace da parte di tutti.

 

In piena estate, si sente, non mi intendo di vini.

 

Le guerre, i complotti e i massacri; non mi dispiace affatto averlo messo a parte delle nostre questioni. Tra le rotaie attraversava il giardino.

 

La produzione di tutti, si domandò, oscurità, fulgore. Sapeva fare sesso.

 

Un locale del genere, di tanto in tanto, non riesce più a contenere.

 

Mi venne accanto a bisbigliare (una volta sola) il fiore rosso che cresceva nell’humus.

 

Non disegno mai: è troppo pericoloso.

 

«Chi?» Questa domanda fu quella per cui aveva una risposta a ogni obiezione.

 

Quando inselvatichiscono i gatti, questo stato di cose continua.

 

***

 

Tutto ciò che accentuano è soltanto lingua posseduta.

 

Il nostro colore più bello per distruggere, per raggiungere il mucchio.

 

Ciò che gli uomini chiamano, a causa della scarsa compagnia, i «maestri».

 

Nella mia attività in volo a poco a poco strinsi le mascelle, quasi a far capire.

 

Salta fuori la contemplazione che porta alla morte, finché il mondo ne sia certo.

 

***

Ho passato il resto della giornata.

 

 

 

 

 

 

ii.

 

Alla stessa maniera lo seducono e lo manipolano gli altri.

 

Ad ogni buon conto, l’onore maggiore spetta sempre a un dato di fatto.

 

Credo che la stancasse allettare a bassa voce. La merda, le aveva sempre risposto.

 

Sapevo della mia assenza, purtroppo la più breve che conosca.

 

Un viaggio, o almeno: sospendere uno degli sforzi maggiori sostenuti da una forza.

 

Disse lui: quando, adesso? Può essere stato qualcosa della sua vita?

 

Vedo, all’occorrenza, dei limiti nella giusta interpretazione.

 

***

 

L’effetto risultava diretto e completamente privo di importanza.

 

«La storia sarà presto fatta». Un’accorata illazione.

 

Non ero sincero, confondevo i ricordi.

 

Si trattava solo di stabilire un giro di stanze.

 

Volere è piuttosto naturale; volere diventa interessante.

 

In extremis i particolari, diversi.

 

Si è liberi di elaborare le proprie idee a riguardo.

 

***

 

Mentre le rappresentazioni lo deformavano, gli facevano rabbia.

 

Il tempo è scaduto, va da sé.

 

Macchine da cucire: è il confronto più diretto.

 

Imboccavo strade più lunghe, non solo per l’aspetto esteriore.

 

Scegliersi chi accogliere: con telecamere nascoste.

 

Forti punti di interesse, e così via.

 

La rivoluzione sostanziale era una gigantesca tartaruga che attraversava il sentiero.

 

 

 

 

 

 

iii.

 

Passiamo la vita a evitare le situazioni di tensione, non siamo mai stati tanto occupati.

 

Spariscono gli spazi aperti; gelosia della perdita.

 

Il frinire dei grilli si commenta da solo.

 

Si impone una bellezza irrilevante.

 

 

___________________________________[Alessandro Broggi]



postato da ex. | 00:45 | commenti (3)





martedì, 20 aprile 2004

 

 

a linee fronti minimi quando scema il mare sulla sabbia tra dispacci umori a margini quasi creta passibili dispendersi piano tra i detriti e fiori infitti si ricamino altre eco     altri transiti in una filiera di parvenze in una chiave di decoro, ogive docili in fiera di consensi piano frangersi in istanze di progresso, mitili pionieri ricadano senza rango sulla sabbia: al respiro ulteriori sulla riva rimare il solco distrarsi in previsioni tra amnistie di ragioni tra lame di memorie altre gemme rimanere cupi rinomarsi meteore ritrarsi in un mare che rimane e rimane soluzione: miniere senza orme collimare e infrazioni le impazienze

 

 i suoi sconnessi in un impeto che non sorga lieve

ma permanga in teorie di molluschi concordarsi nei disagi

in conati di fatica sotto tracce assestarsi affiliarsi evanescendo

in crateri in fondali, necessari mentre accadono le labbra tra labbra in contrarsi di inventari in sfiorarsi di licenze: senza epiteti animarsi in cielo di talento che sommuova convenienze le carezze in fastidi e convoli in disfarsi di fatture o confarsi in carnei di prudenza in consensi di presagi fibre libri, valenza senza fuochi o lingue di coscienza: apparenti insinuarsi          in parvenze di contagio

 

ferie sèguiti sùbiti in cinico asse in diluvi      lumi a ricorrenze aprirsi in corsi riflessi ad un sole di requie che non paia        che ripida lamina      s’alzino spettri pigli si tentino          in minime mani lavacri precipiti ritrarre serie quanto avanti quanto oltre ma non si soffra animare divari posizioni andature offrire condotte nel dirsi irrisori     amarsi a mai oceano: o coni       apnea a scontarsi in bilico limini nei ripari in tacche e nei borrati dove si levino di tenuissimi dissidi polle a mirarsi dal cobalto dal livore dei cunei profitti e in osmosi scorrano contese ridotte evanescenze in un attrito             mai reato di disdette



postato da ex. | 22:42 | commenti





venerdì, 16 aprile 2004

 

Leggete i libri non la mia persona


si abbandona,


l'abbandono adesso


scordare il male non le cose buone


_________________________________[ Andrea Raos ]









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