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martedì, 29 giugno 2004

 

PROSPETTIVE DIVERSE:

 

-L’ULTIMO SCIALOJA, UN AUTORE DA RIVALUTARE

-QUATTRO MIE POESIE BREVI

-UNA PICCOLA PROVOCAZIONE (antipoetica?)

-è NATA UNA NUOVA RIVISTA

 

 

Progressione

 

Con un colpo di gomito hai fatto volare un bicchiere

s’è infranto sul pavimento una volta due volte quattro

volte sedici trentadue sessantaquattro oltre cento

il fragore si moltiplica in esatta accelerazione

un susseguirsi di onde gremite di schegge di vetro.

 

Occorre stare più accorti più sobri per l’ora di cena

la progressione geometrica è la eco del tuo spavento

spavento di vivere quando dalla tavola un bicchiere

s’infrange al suolo e il fragore s’infrange sempre crescendo

in percussioni assordanti senza sosta senza orizzonti

 

 

Preghiera

 

Quando congiungi le mani con violenza lo schiaffo annulla

un moscerino o forse solo una minuzia che attraversa

il chiarore della tua solitudine quotidiana

ma se congiungi le mani con dolcezza e le tieni unite

è solo per un’assenza che lentamente si completa.

 

Con le mani congiunte il calore passa da una palma

all’altra e anche il battito nei pressi dei polsi si fonde

così da destra a sinistra e all’inverso il sangue trasmette

il suo nulla e l’anima scambiando gli impulsi diviene

la bilancia d’una stanchezza d’una pietà parallela

 

 

Un mare accanto

 

La tortura ricomincia da dove era stata interrotta

che si intende per tortura? soprattutto il perché e il come

si rapporta alla tortura soltanto la ripetizione

sotto i denti del rastrello la ghiaia salta e sputa foglie

fradice in fondo al giardino di un giardiniere centenario.

 

Tortura è la tartaruga capovolta che annaspa finchè

una tortora trafitta una lente d’ingrandimento

sopra un minimo cratere di enormi orrori dissepolti

trama la tortura dietro l’inferriata rotta e contorta

si confronta col battito incessante del mare accanto

 

 

L’immagine

 

Se l’immagine è silenzio se l’immagine chiede un grido

quale grido ogni richiesta è lungamente mormorata

per quanto riguarda il grido l’immagine avanza sul prato

di corsa mi veniva incontro ma seguitando a sorridere

errante quanto una dolcezza errante non so dire meglio.

 

Se l’immagine è un difetto dell’anima non della vista

se l’immagine è un riflesso della vista malgrado l’anima

correvi con gli orli al vento leggera spaventapasseri

in un momento le frange si rappresero un nastro resta

immoto nell’aria effetto consueto nei film dozzinali

 

[Toti Scialoja, da “Le costellazioni”, Marsilio, 1997]

 

 

-----------------------------------------------

 

 

    (A Nelo)

 

cercare di mettere insieme i fatti

per valutare l’intera faccenda

quasi di secondaria importanza

la gente parla di informazione

certo durante il notiziario

è stato concesso il silenzio

(un servizio di risposte

approvazione automatica)

 

***

 

dovresti saper usare qualsiasi cosa

anche se la cosa non soddisfa molto

devo ripetermi in continuazione

tu racconti una cosa qualunque

 

***

 

al massimo qualche particolare

senza bisogno di precisarlo

e lo scopo sarebbe raggiunto

ma forse alla lunga non serve

magari c’entra il cinismo

 

***

 

il tempo degli avvenimenti

è ancora del tutto provvisorio

secondo un gusto più aggiornato

a reggersi sulle conseguenze

 

[Alessandro Broggi, da “Economie vicarie”,

edita parzialmente in scelte antologiche]

 

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“Bisognerà che un giorno cominci a servirmi delle parole per smascherare il reale, per smascherare la mia realtà. è più o meno così che, oggi, posso definire il mio progetto. Ma so che non potrà realizzarsi completamente se non il giorno in cui avremo scacciato, una volta per tutte, il Poeta dalla città”.

 

[Georges Perec, da “Sono nato”, Bollati Boringhieri, 1992]

 

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è on-line  una nuova rivista tematica, l’Ulisse, che dirigo insieme a Carlo Dentali e a Stefano Salvi. Il primo numero-laboratorio è visitabile cliccando l’apposito link sulla homepage di www.lietocolle.it, editore che ci ha offerto la sua ospitalità. Ringrazio i poeti di questo blog che abbiamo già chiamato a intervenire, in attesa di offrire spazio anche ad altri, a seconda degli argomenti trattati nelle prossime monografie.

 

Alessandro Broggi; ale.broggi@tin.it



postato da ex. | 23:06 | commenti






 

 

 

 

 

11 punti

 

 

1.

Chi insulta una madre e la vita di un’altra persona (la sua casa, la sua scrittura) non avrà né compiacenza né altra attenzione – dopo quella che ha avuto, prima di rivelarsi –, né rispetto né amore. Se lo si è amato prima, chi amava ha agito per ingenuità o per eccesso di solitudine, e per bisogno di affetto (si commuoveva, anni prima, leggendo nella biografia di Campana scritta da Vassalli che «a Dino non pareva vero di poter fare l’amore gratis»; chi dall’amore ha avuto tutto non capirà mai la tristezza di questa frase); e per fraintendimento, anche, della propria solitudine: non voleva capire che quella solitudine non è né tragica né irrimediabile, ma necessaria; e consolata da un’attività artistica, finché esisterà. Non solo: quella solitudine è resa visibile (pesante) dai tentativi di rapporto con chi ha un altro modo di vivere; sono ugualmente giustificabili, ma troppo diversi.

 

 

2.

Perché canti, purché canti, Femio è risparmiato da Odisseo. Questa immunità è pericolosa, in due sensi: non morendo, Femio sarà diverso dai morti; vivendo, potrà vivere per lodare, e ogni lode di Odisseo significa la maledizione dei Proci. Sarà, più tardi, la condizione reale di Celan, di Levi, di Wiesel: la parola (la propria stessa vita) come marchio e come accusa lirica.

 

 

3.

La distanza dalla parte selvaggia comporterà abiura dalla poesia? Come è in rapporto quello che scrivo ora con il fatto che Celan non vede differenza tra Gedicht e Händedruck? Chi insulta mia madre non avrà niente da me. Chi usa la dolcezza non come modus vivendi ma come strategia, dopo aver usato la strategia del troppo (troppe parole, troppa violenza, ecc.) non avrà niente, allo stesso modo.

 

 

4.

Non reagire è virtù. Reagire con le mani, che scrivono, non è né virtù né non virtù: è un’azione firmata, è l’opera di un autore. Immaginerò che il nuovo scritto è una persona nuova, che nasce dalla cenere di un fatto morto.

 

 

5.

La parola nuovo si accompagna alla parola altro: non furiosamente, ma come al momento giusto (in estate; di mattina; nella prima giovinezza, che comincia a capirsi e a desiderare la vecchiaia, per non apparire).

 

 

6.

L’amico e l’amica stanno costruendo, per il loro amico, un passato e una storia. Il loro amico scrive per il futuro e per onorare il futuro.

 

 

7.

La mediocrità nasce da una doppia colpa: qualcuno non ha insegnato fino in fondo, se ha avuto l’onore di insegnare; qualcuno non ha voluto imparare fino in fondo, se aveva la possibilità di imparare. Si tratta di un pensiero ovvio e naturale: eppure, per noi, ora è ossessivo.

 

 

8.

A questo bisogno – che non è bisogno di pane – non si risponde con un altro bisogno pratico. Chi ora parla di cuore dopo aver esibito la parte selvaggia (la fronte con le corna, la lingua dura) non può essere creduto: la sua richiesta di affetto non è accompagnata da una richiesta di equilibrio, o di perdono, reciproco. Non è richiesta di affetto; si tratta di una posizione, ed è ideologia, con la lingua di Amore.

 

 

9.

Mescolare la performance e la voglia di invisibilità è solo un altro paradosso, presto superato, sicuramente superabile.

 

 

10.

Un’invenzione giocosa sarebbe seguire fiori e rondini, come si può: diventare, non essere, un’altra persona e la sua solitudine animale o inconsapevole; e disposta ad uscirne ad un richiamo delicato: il bene del selvatico, il vero bene.

 

 

11.

   Una via regia a paragone di una vita non grande, solo produttiva di cose; quella via è armonia, ma è troppo evidente. L’armonia nascosta – con l’occhio abile a trovarla – è più grazia. Un uomo pone nelle mani di un altro, o un’altra, la frase «non mettermi al centro dell’attenzione»; che significa: Ho bisogno di te, di te ho bisogno, come se io non fossi. E questo bisogno condividerebbe con l’altra persona tre cose: una bibita fredda, una cena poverissima, la testa che si appoggia sulla spalla e sulle ginocchia; solo con luce, fioca, e senza parole.

 

 

 

Massimo Sannelli

www.sequenze.splinder.it

 

 

 



postato da ex. | 10:00 | commenti (2)