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domenica, 24 ottobre 2004

 

-DIECI QUARTINE DA “SERATE SOCIEVOLI”

-UNA POESIA DI STEFANO SALVI DA “NEUMI”

-UNA POESIA DI JENNY HOLZER

-è ON LINE IL SECONDO NUMERO DELL’ULISSE (www.lietocolle.com/ulisse)

 

 

 

DIECI QUARTINE

DA “SERATE SOCIEVOLI”

 

 

va bene come niente fosse

ogni inezia rimane in testa

in modo altrettanto credibile

degna di nota in generale

 

 

***

 

 

come quando si chiede

ozio in misura crescente

qualche clichè conosciuto

un plagio della norma

 

 

***

 

 

un buon concorso di cause

nelle intenzioni e se anche fosse

è solo una semplice opinione

che allo stato non sussiste

 

 

***

 

 

certo a volte ci si riesce

naturalmente picchi emotivi

si spiegano alcune implicazioni

si ricorre ad argomenti

 

 

***

 

 

date certe condizioni

non ti sai esprimere molto bene

oppure in tutto e per tutto adesso

è soltanto un’impressione

 

 

***

 

 

grazie no non basta

è una questione di sorta

per ora o come si dice

in condizioni normali

 

 

***

 

 

il tempo degli avvenimenti

è ancora del tutto provvisorio

secondo un gusto più aggiornato

a reggersi sulle conseguenze

 

 

***

 

 

a ogni mimima occasione

il seguito degli avvenimenti

ha l’aspetto di quello che è

comunque vadano le cose

 

 

***

 

 

facciamo poche eccezioni

il seguito non è interessante

si riduce a faccenda privata

magari c’entra il cinismo

 

 

***

 

 

se non altro un repertorio

e lo scopo sarebbe raggiunto

i fatti sono quelli che sono

soprattutto alla distanza

 

 

ALESSANDRO BROGGI

 

_______________________

 

 

Da “Neumi”

 

Non pur favolato

è il diffocare da merori,

ma ebure:

sebbene d’evento; procustico anche...

E rare clematidi

e diurnali transegnano

in ordito; l’encomio

dagli asoli

altro nimbarci dicangia,

sé avvicenda ai tridui

con che a noi diluna la sinopia.

Sempre, sotto l’elicriso,

l’icore inoltra

per un trascelto èpodo -

sobbacio votivo che controre

traripano - e fornici del passo

invano per lucere

adempiono.

 

STEFANO SALVI

 

_______________________

 

 

Non voglio essere un umano.

Una mente mette in esecuzione tutto ciò

che pensa.

Un corpo fa quello che è possibile.

Quando non è sotto controllo

il mio sangue scorre per uccidere.

Non posso dominare

abbastanza le persone sanguinarie.

Non voglio che alcuno

mi tocchi quando dormo.

Creerò la vita se costretta

o se mite e solitaria.

Non posso difendere quello che creo.

Non lavoro per prevenire

quello che posso immaginare.

Vedo esplodere stragi.

Adorerei essere su

un tappeto di memici senza vita

per togliere loro i vestiti.

Li voglio nudi, inermi.

Ho bisogno di spazio col tempo.

Detesto coloro che considerano

rimediabile il proprio sadismo.

Ho sempre saputo che gli uomini

avrebbero potuto uccidermi e questo

non fu pensiero da bambina.

Sono pazza di noia e

so come andrà a finire.

Entro ed esco dalle fessure

della mia scatola cranica quando

non c’è altro da fare.

Temo quello che

non conosco per cui potrei

uccidermi e accendere fuochi.

 

JENNY HOLZER, 1987, traduzione di G. Celant

 

_______________________

 

 

È on-line il nuovo numero della rivista Ulisse (www.lietocolle.com/ulisse), incentrato sul tema "I mondi creativi al femminile". Questa seconda uscita della pubblicazione web comprende interventi saggistici e contributi di Cristina Benussi, Maria Pia Quintavalla, Gabriela Fantato, Gabriella Sica, Martha Canfield, Annelisa Alleva, Gabriella Fiori, Ida Travi, Francesca Mazzuccato, Paola Febbraro, Gabriella Musetti, Maria Attanasio, Loredana Magazzeni, Andrea Ponso, Tiziano Fratus, Luisa Pianzola, Milena Nicolini, Monica Venturini, Stefano Donno, Stefania Gerevini, Mariella De Santis, Malisa Longo; e interviste ad Antonella Anedda, Vivian Lamarque e Alda Merini. Chiude la rivista una ricca rassegna antologica di testi, molti dei quali inediti, di Maria Luisa Spaziani, Jolanda Insana, Biancamaria Frabotta, Alba Donati, Rosaria Lo Russo, Donatella Bisutti, Silvia Bre, Anna Maria Farabbi, Laura Pugno, Giovanna Frene, Isabella Vincentini, Florinda Fusco, Mary Barbara Tolusso, Isabella Leardini, Rosa Pierno, Francesca Serragnoli, Silvia Caratti, Giovanna Zoboli, Alida Airaghi, Daniela Cabrini, Nicoletta Bidoia.

 

 

_____________ALESSANDRO BROGGI



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giovedì, 21 ottobre 2004

 

 

 

(dalle 14 giunte alla Meditazione sull'oggettività)

 

Le striature rosse sotto ogni seno, sul ventre liscio, ricordano un’operazione, di cui non si chiede nulla, per il pudore. Quando il pudore della nudità è caduto, ma è, è presente questo nuovo, che rispetta la pelle anche se è oggettivamente strana, per sua mutazione. Che cosa hai fatto veramente per mezzo della poesia? Hai fatto. Che cosa hai fatto per la poesia, anche. Che cosa provi di fronte alla lode, e perché si cerca e poi fa orrore. Luciano viene ringraziato per questo; e in noi la meraviglia. Le roccaforti sono assediate e l’informazione informa, mentre si dice questo. Vivi come vuoi, fuggi il male. In poca luce si impara che un po’ di rosso sfigura il corpo, con nulla. È un bel corpo. Questo mentre si agisce come un solo uomo: in pochi minuti la condizione si dimentica, il contatto di quelle strisce si perde in altro, per emozione; il controllo del controllo non esiste, adesso, e altro lo sostituisce. Come ciò che è automatico è macchina e come ciò che è naturale è irruente; ed entrambi non sono l’uomo.

 

All’inizio non si trema più: il vacuo si riempie facilmente, pietosamente il vuoto si riempie. La competenza si rivolge su cose minime, facilmente; e pietosamente la competenza colma il vuoto. Se una cultura è acerba, ma possiede uno schema, è festa; tutto trova uno spazio, e non si disperde. Seguirebbero improvvisazioni su infanzia, bambola, bambino, gioco. Già per sfuggire i rapporti e i loro ruoli: ciò che è fatto è fatto; per mia colpa, la mia passione è stata ignorata abbastanza, e poi troppo.

 

Ai fatti poveri seguono reazioni ricche: la nostra miseria si sta giustificando, mentre si rivoluziona. La questione dello stile non è la minima; anche da essa dipende la tenuta dei contatti, in tutti i sensi. Alla qualità del lavoro si affida una maggiore perizia: che distingue cosa da cosa, falsità da sesso, improvvisazione da approssimazione. La via è completata da queste decorazioni: per diritto e ragione, l’ornato è parte della via. Ciò che vuole essere liquido è mare. La materia è terra e fertile e verde. La scrittura produce decine di pagine e continua. Tutto è troppo, FELICE di esserlo. Tutto è troppo – e non c’è più una sola esperienza che rimanga estranea: di qui l’importanza della memoria e il suo rigore, come il paese lo ispira.

 

(massimo sannelli)



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giovedì, 14 ottobre 2004

 

ELOGIO FUNEBRE DI SUPERMAN

Ti guardiamo noi, della razza

di chi rimane a terra.

E. Montale

La sedia a rotelle

con cui da anni solo ti muovevi

soffiando a stento dentro un tubicino

è dolorosa, vuota e planetaria.

 

Volavi nell’aria, un tempo

lasciando nello spazio

cometa d’infinita brillantina—

il pugno avanti, il moto accelerato,

controllavi il creato:

che nessuno guastasse quell’orbite incoerenti!

La tua tosse spesso smosse i continenti.

 

In una telefonica cabina

t’inventasti personaggio qualunque:

giornalista sfigato che dovunque vada

si perde per strada inevitabilmente,

mito mascherato deficiente.

 

Per salvare il mondo è obbligatorio camuffarsi,

travestirsi, sembrare un vagabondo,

uno svagato imbranato occhialuto.

Rischiavi di essere riconosciuto.

 

Alle stelle basta poco per cadere:

il gioco avverso del destino

lo scalino che cede sotto il peso

il caso che t’impenna il tuo destriero

un sentiero accidentato

il camion spuntato all’improvviso

e tutte le frenate non riuscite.

 

Lo schianto forte della Kryptonite.

 

 

(Marco Simonelli, da Palinsesti, 2004, inedito)



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domenica, 10 ottobre 2004

 

 

 

 

*

sfiorare tua pelle, al gioco

consonante degli amanti

sul crine umorale,

 

chini e scissi in due versanti: uno

e l'altra con la visione inesatta,

speculare

degli opposti orizzonti

in contenzioso d'imminente discesa.

e declinare lenti nostri corpi,

sentire il tuo vento cessare

senza ritegni; senza rimpianti.

 

non è che un istante prolungare

il flesso dell'azione

in un ritorno, esitare

 

in una partecipe contraerea di schermaglie.

*

Ermanno Guantini

Variazioni (2003)

 

 



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