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domenica, 19 febbraio 2006
Facts stay in your mind until they burn it.
How I act does not matter.
I have every kind of thought and that is no embarassment.
I was sick from acting normal.
I formed a government that is as welcomed as sex.
I am good to people until they do something stupid.
I am waiting for everyone to die, because that is the point.
I do not want to stop knowing all my facts.
I learned that time does not heal.
You have to do the right acts with your body.
With only my mind to protect me I go into days.
I think because my brain does it.
A clear thought must come to stop the men and make the audience laugh until their inside bubble. I want to go to the future, please. [Jenny Holzer, dall’installazione Laments, Dia Art Foundation, New York, 1989] [post: Alessandro Broggi]
giovedì, 16 febbraio 2006
tre paragrafi di appunti o ipotesi su scritture recenti
1. INSTALLAZIONE vs PERFORMACE Uno schema per organizzare molti dei testi proposti oggi può essere preso dalle arti figurative, costruendo un'opposizione tra installazione e performance, questo soprattutto tenendo in considerazione due dei vari elementi che girano intorno al fare letterario: il soggetto (autore o lettore) ed il testo. In questo senso, l'installazione è quell'oggetto che può darsi (ed emettere senso) indifferentemente dalla presenza del suo ideatore. Cioè il testo viene "progettato per" e "collocato in" uno spazio segnato dall'assenza di una motivazione umana, per così dire. La performance, invece, in nessun caso può prescindere dal "performante". Si noti: nemmeno quando sia un attore a sostituire il poeta. Al centro sta comunque il corpo-testo (dunque daccapo l'autore) che si riversa in un corpo-voce solo parzialmente "altro". Questo, guardando l'evento artistico o testuale tenendo presente l'autore. Un discorso analogo può essere fatto, però, guardando al pubblico. L'installazione è quel loop oggettuale che può meccanicamente darsi e girare ed esistere anche durante periodi virtualmente infiniti di assenza di sguardi. Al contrario, la performance può sì aver luogo anche a sala vuota, ma in questo caso la si considera fallita. È un evento che chiede testimoni. A questo aspetto, sempre sul versante della fruizione, se ne collega un altro. Al pubblico dell'installazione viene richiesta una fruizione distaccata, la lettura/esplorazione della sua articolazione. Per la performance ci si trova, al contrario, di fronte a uno spettacolo, dunque certo ad una richiesta esplicita di reazione, quale che sia, ma soprattutto ad un automatico coinvolgimento nello spazio dell'opera. 2. AUTORE E REALISMO L'opposizione di cui sopra può essere letta in filigrana anche partendo da un'altra coppia di elementi presenti nelle dinamiche della letteratura: il testo ed il mondo. In questo senso, si può notare che, a fronte del disfarsi del mondo nelle centomila versioni che quotidianamente ci vengono fornite, le scritture che si pongono il problema di fornire strumenti per l'esperienza contemporanea hanno deciso di lasciare il discorso "sul" mondo a favore del discorso "nel" mondo. Questo, nella pratica della scrittura, sembra avvenire in due modi. Da una parte, viene rifondata la funzione del narratore, collegandone lo statuto all'autore reale in quanto sua espressione: si attribuisce all'esistenza storica di chi scrive la forza carismatica di coordinare le forze centrifughe che disfano qualunque discorso sul mondo. Nella maggior parte dei casi, questa soluzione appare isterica, perché così facendo, anziché collocare il discorso nel mondo attraverso la persona dell'autore, in verità lo si rimette nel suo limbo ideologico-metafisico mitizzando l'autore stesso. Questa istanza, in diverse declinazioni, è forse reperibile già nell'ultimo Pasolini, per fare un esempio, o in Arbasino, ma se risaliamo agli ultimi anni, soprattutto in narrativa, è all'ordine del giorno: il narratore è un narratore onnisciente non perché sa tutto della vicenda, ma proprio perché è l'autore a sapere tutto del mondo (o almeno così dà ad intendere con varie strategie retoriche). Dall'altra parte, si pensa che la rappresentazione dell'incoerente è pur sempre coerente e come tale, per come va il mondo, non si situa nel mondo ma nel metafisico e, di conseguenza, si procede alla decostruzione del narratore, alla sua destabilizzazione. In qualche modo, allora, ci si appella all'esposizione della sintassi, dell'ordine realizzato come metonimia dell'ordine supposto o prova dell'azione di ordine sul mondo che chi scrive si incarica di dare. Si colloca nel mondo il discorso nel senso che lo si lascia nella fattispecie delle sue singole soluzioni. Questo tipo di lavoro lo si può vedere, nelle varie espressioni possibili, nel Balestrini della Signorina Richmond o nell'ultimo Calvino o nei tanti francesi e statunitensi che vengono scoperti in questo periodo: Rodrigo, Tarkos, Mohammad, Cadiot, Markson, Alferi, etc.. 3. ANTIRAPPRESENTATIVITÀ Un'ultima nota per sottolineare come caratteristica comune, che si ritrova su entrambi i lati di entrambe le polarità individuate, l'elusione o il rifiuto o il superamento della rappresentazione. Insomma l'antirappresentatività delle scritture in corso. Gherardo Bortolotti Marco Giovenale
venerdì, 10 febbraio 2006
Nasce la collana ChapBook, diretta da Gherardo Bortolotti e Michele Zaffarano per le edizioni Arcipelago, di Milano. Quattro i titoli fin da ora disponibili:
1. Marte ha bisogno di terroristi, di K. Silem Mohammad 2. 62 unità di prosa scritte da malato, di Rodrigo Toscano 3. Scusi, la strada per Pondicherry?, di Jean-Michel Espitallier 4. Davy Crocket o Billy the Kid avranno sempre un po’ di coraggio, di Olivier Cadiot dalla presentazione di Bortolotti e Zaffarano comparsa su NazioneIndiana:
Si tratta di piccoli libretti con testo a fronte, a basso prezzo, che presentano ognuno un testo di un autore straniero inedito in Italia. Mohammad e Toscano sono statunitensi, Espitallier e Cadiot francesi.
Alla base della collana c’è, principalmente, una curiosità personale. La voglia, ma forse anche il bisogno, di sapere che cosa succede in giro. C’è anche, però, il sospetto che, fuori dall’Italia, stiano succedendo molte cose che può essere interessante conoscere, fosse solo per una presa visione, per un aggiornamento sullo stato dell’arte.
I quattro autori che presentiamo, in questo senso, non sono tanto il frutto di una ricerca sistematica, di uno studio più o meno approfondito di scene letterarie complesse e ricche di un dibattito critico e poetico le cui diverse fasi, in Italia, sono in gran parte ignote. Non lo sono in quanto non è quello dello studioso il ruolo che potremmo o vorremo ricoprire. I quattro autori (e gli altri, anche italiani, che li seguiranno se l’impresa della collana riuscirà a proseguire), sono per noi degli incontri fortunati, delle esperienze con cui confrontarci a partire dalle nostre esperienze, dalle nostre esigenze di autori e di lettori.
Nei nostri testi, ci siamo trovati a lavorare con alcuni strumenti e ci siamo chiesti chi si muoveva allo stesso modo, o magari in modi diversi a partire, però, da quegli stessi strumenti. Le nostre esigenze formali erano, insomma, quelle di misurarci con una letteratura di ricerca di respiro internazionale, con un lavoro sulla poesia anti-lirico (per usare un espressione forse troppo comoda, in effetti), con un utilizzo, per esempio, della prosa o di materiale testuale preesistente. Tutto questo in vista di una letteratura che basasse le sue retoriche non sul riconoscimento dei “tratti poetici” di un testo (che ci dovrebbe riportare “poeticamente” il mondo) ma sull’esposizione dell’evidenza del testo stesso, della sua natura di aggregato, di installazione su pagina delle parole, e di senso “soggettivo” nel mondo.
Ci siamo rivolti all’estero non tanto per una presa di posizione o per un qualche provincialismo anti-italiano, ovviamente, ma per pura curiosità, per sapere come apparivano il testo e la letteratura da altre regioni del capitalismo neoliberista, della globalizzazione, della crisi del post-colonialismo. Perché sapevamo che molti stavano lavorando altrove e che quei molti non erano irraggiungibili.
A conti fatti, allora, per ora, abbiamo incontrato i quattro che siamo riusciti a tradurre e pubblicare. Mohammad, che scansiona la rete attraverso i motori di ricerca, provocandola, per così dire, con stringhe di ricerca che la fanno coagulare in porzioni di testi, raccolte poi in pezzi costruiti sull’elenco come grande figura generale, che sostituisce la struttura dei versi, delle forme canoniche. Toscano, che lavora in modo simile, trovando nello scheletro sintattico, nelle costruzioni grammaticali che compongono le frasi, i periodi, una specie di nozione d’ordine per un materiale culturale diversissimo, pulviscolare, centrifugo. Espitallier, che con una visione ludica del testo sembra quasi fornirci una facile soluzione al problema del produrre senso, del leggere, dello scrivere, ma che in verità, di nuovo grazie all’elenco, all’accumulazione, disfa i nostri progetti di intelligenza a buon mercato. Cadiot, infine, che riprende una sorta di spirito narrativo, appellandosi anche all’immediatezza dell’immaginario popolare, che corrode sottilmente, puntando sulla grammatica, sulle assenze nell’albero sintattico, per mostrarcene i chiaroscuri, per farci vedere come alla base di ogni nostra distrazione, ci siano le regole di buona (?) costruzione delle frasi.
[ G.B. e M.Z. ]
* I volumetti si possono acquistare scrivendo alla casa editrice, oppure presso queste librerie: Antica libreria Croce, c.so Vittorio Emanuele II 156, Roma Archivi del ‘900, v. Montevideo 9, Milano Odradek, v. Principe Eugenio 28, Milano Rinascita, v. Calzavellia 26, Brescia Circolo delle arti, v. E. D’Adda 11, Mariano C.se Libux, v. Dante 8, Cantù Un mondo di libri, galleria Mazzini 8, Seregno * [ N.B.: Testi di (e su) Mohammad, Toscano, Espitallier e Cadiot e molti altri autori di lingua inglese e francese, possono essere trovati navigando sui siti linkati in slow-forward, sotto le voci "scrittura di ricerca" relative a USA e Francia. Di Mohammad si può leggere una serie di (altre) poesie sempre su NazioneIndiana ]
domenica, 05 febbraio 2006
greta rosso
a proposito di questo regalo di compleanno che ti ho fatto e sappiamo quanto sia importante per entrambi. -terminata la spunta delle dita- Dopo averne amato per anni dieci in luogo di due mani ora che spuntano unghie a grattare la patina grigiastra delle idee
che fare, che fare? Mi solleverò forsele gonne dell'isteria, per vedere se anche là sotto qualcosa possa crescere e tornar utile. |