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lunedì, 13 marzo 2006

 
 La giostra della lingua

    
Il tono dell’ombra

contro la mattonella

del tinello in netto avanzo:

è la morte o lo spazio?

Cortiletto di acredine,

bambole dismesse,

ebolle e ghiaccia il numero

sull’alluce del cadavere cavato.

Addirittura dentro la teca è stata

imprigionata la luce

giostrata la lingua senza la parola.
   
 

Marina Pizzi               


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martedì, 07 marzo 2006

 

 

 

Certamen

Questi testi sono stati scritti per un «certame» poetico, tenuto a Venezia il 6 luglio 2005, a cura di Riccardo Held. La serie Cavalcanti-Petrarca-Montale è tanto alta da impedire un massacro troppo osceno della sua scrittura: se i libelli hanno il loro fato, i rispettivi fragmenta si mostrano indipendenti dalla volontà dell’epigono. Anzi la condizionano: nessuno li ferisce troppo impunemente.
(m.s.)

1.
VOLGARIZZAMENTO DI GUIDO CAVALCANTI, “VOI CHE PER GLI OCCHI…”

Con il tuo sguardo hai trapassato il cuore
in me e hai svegliato la mente che è mia.
Ma è smorta: guarda la malinconia
che vivo, disperato dal mio amore.

E io volevo dirti che il motore
della passione è forte, e che si svia
ogni forza da me: ne resta sia
un manichino sia voce e dolore

parlato. E voglio dirti che mi ha fatto
a pezzi la potenza che si mosse
dal tuo sguardo, e mi massacra il fianco,

amore dolce, e il colpo che mi ha sfatto
è tale che ogni nervo sente scosse,
e il cuore, muscolo vuoto, ora è stanco.


2.INVERSIONE DI PETRARCA, R.V.F., I

Noi siamo sordi a questa prosa unita
dove è il vuoto del riso, che non nutre
il corpo, mentre la tua età fiorita
non erra: l’uomo che fosti non muta.

Per lo stile noioso in cui sragioni
e ridi, con disperazione e gioia,
perché nessuno può capire l’odio,
non speri né la rabbia né il rancore.

Ma tu non vedi quanto a poca gente
importi poco, e poco tempo, e poco
di te stesso puoi essere orgoglioso

e dalla serietà non nasce orgoglio
o il mai pentirsi o non sapere niente
della realtà che il mondo, immondo, sprezza.
3. QUATTRO CENTONI DA EUGENIO MONTALE, “NON CHIEDERCI LA PAROLA…”

1.
Il sì risplenda
come le lettere
e la canicola
di fuoco secco.

E ogni muro
è un ramo secco
e informe, storto,
sillaba sé,

non stampa ombra,
non è un croco.
Oggi va qualche
parola, amico,

che tu dichiari
come una formula
e squadri, solo,
e non ci cura!

2.
Oggi splenda codesto
prato. Non possa un croco
aprirti la sua ombra,
da ogni lato: oggi è solo

canicola, sicuro
fuoco, che non vogliamo.
Stampa, perduto, ciò
che squadri: tu dichiari

te stesso informe, agli altri
amico. E oggi, come
va un uomo, va la sillaba
agli altri, e tu sei solo.

3.
Ah, il croco è formula a se stesso,
l’uomo no, oggi, perduto l’animo
storto. Le lettere sono ombra.
Con le lettere squadri sillabe:
la parola risplende ai cani.
Non siamo immondi: non vogliamo
l’ombra secca che cola in qualche
lato solo, calcina, polvere
o muro. Vogliamo un amico.

4.
Amico, squadri l’animo, che è un croco
sopra uno scalcinato muro. E informe
un ramo se ne va, perduto, e l’ombra
non cura la canicola: ciò è chiaro,

in mezzo agli altri. Noi vogliamo dirti
una parola umana, e possa aprirti
i mondi: da ogni lato oggi non siamo
un prato polveroso o qualche secca

sillaba, storta. Non siamo codesto.
Non domandarci altro: non vogliamo.
Ma a lettere di fuoco di’ la formula:
risplenda la parola che si stampa.

(massimo sannelli)



postato da ex. | 13:25 | commenti





domenica, 05 marzo 2006

 
visibilitàÈ in edicola il n. 203 di “Poesia” (Crocetti, marzo 2006), con il secondo ed ultimo articolo dedicato ad alcuni autori nati negli anni 1968-77. 
      
Il saggio precedente (sul n.202 della rivista) era dedicato a Corpo, gelo, tempo, oggetti. Il titolo dato a questo secondo articolo e proposta antologica è Visibilità e dicibilità del mondo, e riporta testi di Gherardo Bortolotti, Andrea Inglese, Fabrizio Lombardo, Andrea Ponso, Andrea Raos, Luigi Severi, Sara Ventroni, Michele Zaffarano.
      
I poeti elencati sono studiati attraverso l’osservazione della loro sintassi, vista come luogo e segno inaggirabile di una complessa sfida ‘relazionale’ del linguaggio, di nuovi tracciati di sovrascrittura reciproca tra segni e mondo.
    
           
[ M.G., Questioni e generazioni. Alcuni autori nati negli anni 1968-77. Seconda parte: Visibilità e dicibilità del mondo, in “Poesia”, a. XIX, n. 203, marzo 2006, pp. 51-60]pp. 51-60]


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