| ex_04 laboratorio di letture |
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domenica, 30 aprile 2006
Il numero 11 di "Poesia da fare"
Esce il n.11 [eBook PDF] (maggio 2006) della rivista online "Poesia da fare", a cura di Biagio Cepollaro.
Biagio Cepollaro, Editoriale
Testi
Forough Farrokhzad, da Un’altra nascita
Marina Pizzi,da Sorprese del pane nero
Letture
Massimo Sannelli, Su Neuropa,di Gianluca Gigliozzi
venerdì, 14 aprile 2006
Greta Rosso
Spoglio delle ultime parole di mariachiara, reso difficoltoso dalle regole utilizzate nella loro individuazione. Dire il mio in questo schema di sotterfugi e parti.
Non sapere che farmene, l'eredità particolare di un mondo particolare. Se potessi ripartire, come mi faresti? alta? più buona? Ho sentito dire che la grande bontà attira il male su se stessa. Le lagne della stagione mi sfiorano ancora, io ho scelto, ma ancora non fa meno freddo. Permangono le intenzioni che non posso condividere dell'aria fredda e rarefatta. Aspetto la svolta, ma ho già svoltato (quando pedalo col vento contro mi fa male la testa, l'umore prende a camminarmi all'indietro).
sabato, 01 aprile 2006
Marina Pizzi La giostra della lingua il suolo d’algebra (2006- 1. La giostra della lingua Il tono dell’ombra contro la mattonella del tinello in netto avanzo: è la morte o lo spazio? Cortiletto di acredine, bambole dismesse, ebolle e ghiaccia il numero sull’alluce del cadavere cavato. Addirittura dentro la teca è stata imprigionata la luce giostrata la lingua senza la parola. °°°°° °°°°° °°°°° 2. Chiavi occluse in atri di vendetta quando le rarità del sogno sono le decedute cerase nel sangue. Le mosse del canone padronale nel ladrocinio all’io. Il tempo sconsacrato cima in apice di piatto. Il dettato magistrale tale e quale al torto della pialla senza la scultura. Sull’arringa ancora una verità contusa in fasce di mummia. °°°°° °°°°° °°°°° 3. Le donne sapevano suonare il pianoforte in un cono d’ombra forti di un no commisto alla stanza del prigioniero al rovo del martirio. Spazio di oltre traccia la ciabatta sovrana al baricentro dell’unica stazione il collo sotto il basto del petto gravido. Carta vetrata il timone reso cieco dal costo del verdetto in stagno magno falò e uncino la bellezza in lievito, azzima. °°°°° °°°°° °°°°° 4. Senza pena di costrutto la lumaca con la casa salvata amante di scia senza rilevanza. Ammanco al coma non poter la morte nel corso dell’alambicco che salvatore manchi la cura della cicala arrisa. Presa dal fulmine la tasca strattoni mani con la resistenza vastità almeno in torto a fior di rupe. °°°°° °°°°° °°°°° 5. Il suolo d’algebra A giugno il temporale giuoca con la clessidra elementare dell’avvento il grano. I passi della rotta rischiano papaveri fraterni di sangue. La birra delle 12 si fa rapita prigione amorosa quasi motel magnifico. Conserte le aureole non sono dei santi ma delle ombre nude letture mitiche mari di addendi i baci. Le uova sotto il pergolato di tua madre ebbero casa riarsa e vuota e remota, moto di gravido modo il suolo d’algebra bracconiere il tempo. Oggi il muratore ti sta murando al dondolio di giugno di nuovo grano: un gingillino d’altri. °°°°° °°°°° °°°°° 6. In vestaglia da camera dentro la baracca, il cartone cavato dai rifiuti, il catino verbale dei tuoi pianti. La baronia del solito disperderti quale un’enfasi di niente riassunta alla banchina della metro già sotto terra somma a rotoli. E e e il ritornello del solicello invernale il ricordo di un calzerotto di bonomia quando l’approdo vagava lavorio senza fortino. °°°°° °°°°° °°°°° 7. Palestrato idiota pesa la morte, l’ora del sacco leda l’agro pugnale del cuore fermo. °°°°° °°°°° °°°°° 8. Il tuo amore d’elisir quasi un sistema immune ansa alla sfinge, quasi. Carte d’acque, oggi ne desiste nel simulacro del lutto di vicenda data la spalla alla risata in stemma. Quasi ne muore la domanda data alla veglia sopra la costanza. Preistorica la colla del ricordo incontro all’orto della nonna al tonfo delle meraviglie in tonfo. °°°°° °°°°° °°°°° 9. Nel torto della dimora tutta di accatto a mo’ di vettovaglia questo rumore filosofo d’insonnie. Nel fondo dell’eclissi la poca tempra del tirocinio, ancora. Con le spalle salmastre porto di pesi i pesi. Dopo vent’anni le clausole dei vinti sono poliglotte, ligie cisterne suddite all’arsione del simbolo bocciato. Al mare delle resine l’addio. °°°°° °°°°° °°°°° 10. Il lindore del vuoto l’ultimo faro prima di demolizione. L’acciaio e il vetro simili a dèi qualora s’inventi prossima l’origine. La veglia funebre l’addio del giro losco e la cometa vergine. All’addiaccio il ciclo senza discolpa né di altri smargiassi le tegole a riparo. °°°°° °°°°° °°°°° 11. Con la coda dell’occhio chiede venia al cipresso bambino al tempo stretto precoce della madre. Il feretro del salto limo redento in desco di cannibali. Da ciotole di ginestre senza seduzione i fiori in torto di essenze colpe del bello in fase di pendenza. Spauracchi di grano, spavento il credo degli ultimi. °°°°° °°°°° °°°°° 12. Orto e Danubio perdere la vita un usa e getta di tabelle al fisco nude tragicomiche le lacrime. E’ nudo è dazio è la cometa contro del figlio senza vita da convergere verso il convitto delle furie vacue. La pena è stare ciotola e torrente verso il groviglio delle qui lanterne a ciondoli pendule prive di risveglio. °°°°° °°°°° °°°°° 13. Vigilanze del pane timbrare il cartellino cecità di stretta norma male d’asma nei pollini che dileguano tolgono lo sguardo. A guado della mano la perdita il tarlo comunque a tarlo sotto le ciglia di rispondere sì, okay, va bene, sùbito apolide del battito del polso. Libertà del minimo il nodo standard dove avverato lo scotto del pantano la governante teca, fato di confine. °°°°° °°°°° °°°°° 14. Angeli rauchi gli alberi urbani metropolitani. Baronie di venti gli spogli. Ludo di avvento nonostante bar blasfemi, dadi di scavi vicoli scorciati. La merenda dell’infanzia era sotto l’albero era sopra l’albero partigiano universale. E’ rimasto un leggio di pietà, l’albero. °°°°° °°°°° °°°°° 15. Appena al fondo dell’ultimo pozzo il libercolo del cielo in taglio promettente: di rimessa al mittente neppure tentarne l’ultimo atto. In superficie un asilo-nido ha musicanti per l’ingegno del riso di bambini in bilico al gerundio di chissà. Il mulinello ha appena un risucchio nel rantolo del pozzo a zero d’io. °°°°° °°°°° °°°°° 16. Nel marchingegno della clessidra la fonte della notte. Nel contagio dell’alba gli sguardi pieni per le scansioni di confische ulteriori. A te gli arrivi del simulacro ancora, un mare falso in un centesimo di finestra e giù la fuga della polvere simmetrica. Attrito e darsena la gonna di saltello quando partiva d’altalena il grido quasi l’evviva di toccare il sole semplicità valersene. °°°°° °°°°° °°°°° 17. La capinera canta e salta sul menu del Gambero Rosso più crudele. E’ l’alba, la libertà è a termine. °°°°° °°°°° °°°°° 18. Ora la domanda che c’ispeziona faccia docile la cattura imposta amenità maggiore in fase fango. Asperità del nodo rito d’iniziato il periplo concluso. Strumenti di opinione ancora l’àncora della strada maestra. °°°°° °°°°° °°°°° 19. Quale manciata di luminarie (gaiezza d’ispezione) potrà rendere chi non sono? Braci di equilibrio questo ammanco di corpo d’anima. La botola canora delle preghiere quasi in rivolta. Spintone d’acido il dado del dì. Neppure disperante questa febbriciattola turrita di blasfemie da angelo di dirupo. cicala lapidata dalla lapide. °°°°° °°°°° °°°°° 20. Per scampare alla routine il dislivello del poter fare arcobaleni al buio. Carabattole di bare la lussuria financo il piacere di geranio scarlatto. Nei bozzoli dei sacchetti della spazzatura la fuga dell’agone appena amore. Nei pozzi delle povertà gl’innumeri verdetti senza importanza. E la nenia sui piccoli è la spazzatura dell’inganno il dolce dormire del suolo sotto del cielo sopra e dell’esploratore positivo. °°°°° °°°°° °°°°° 21. In un cipresso blasfemo ho avuto padre arruffato minatore anonimo corsaro controcorrente paga più bassa del prezzo di costo. In tono di enigma ai ferri corti la fibra in rotta fugata la furia velata con la firma di fingermi gendarme al megafono dell’afono. Apolide di lingua dantesca e scarto e ammanco il codice di perdere fermata. Perennità di basto il marchio a fuoco del comunissimo agnello a muso di rovina. °°°°° °°°°° °°°°° 22. Nata anzitempo vissuta anzitempo morta anzitempo nel vocabolario genero di anticipo-posticipo senza la ronda di un padre pellegrino senza la fionda di madre poliglotta né logica di arco ad oltre sponda la spada pacifica del ponte. L’arenile affidabile del rendere sperse le agende di correre al riparo il segnalibro gemellare con la rotta. Il naufragio assiso contro il petto fugò la gola delle conchiglie al canto. °°°°° °°°°° °°°°° 23. Ti tiene caldo il tuo alfabeto per sordomuti la lettera chiusa senza risposta la stanza appesa al sale della grandine. Le ferie schiuse dentro un lavatoio di salme in attesa di io ancora di io. Perniciosità del singolo dispetto incontro al mare che si fa beato negli strattoni di rapimento. La berlina di tuo padre tutta la carriera di un ex ambulante in preda alla mutanza. °°°°° °°°°° °°°°° 24. La donna della siepe illiberata pagliacciata d’amore. °°°°° °°°°° °°°°° 25. L’asprigno avanzo nel vano della porta ora che il petto dell’ospite è andato all’addio. Il ghiaccio alla cintola rimane nel basto di stare retaggio mancante, vettore finale torpore di cenere. Di solito il rigo del celere verga veleno lo stallo. Di solito il soglio del bacio s’inventa stazioni di fogge per nidi i saputelli mattini per entusiasmi di mille e mille sistemi di farsi felici! e invece… il traguardo domestico sfigura nella cura di darsi al fisso ghiottone del chiodo fisso tragitto fisso di sbadiglio. °°°°° °°°°° °°°°° 26. nèttare del sale il davanzale intriso alla balìa del finalmente lo iato del tuffo la girandola facciale [è] l’ultima mossa per la colonna della marmellata acconciata al fango al tanfo del forse lapide per oggi a 99 anni (secondo delibera comunale). [nel contempo] al museo delle conchiglie si dirige il fanciulletto ancora senza selle. °°°°° °°°°° °°°°° 27. Ammanchi satolli ammanchi e dove preme il chiodo della nebbia senza ruggine. La doccia domenicale sia la valle di grandine d’incenso a far sorriso dispendio al borsellino dell’avaro. °°°°° °°°°° °°°°° 28. All’alba accendi le luminarie di natale anche in agosto, si rimonta la farsa di panna dell’ottimismo meraviglie d’oasi quando adolescente la cesta del mosto non era un’opinione. In più l’urlo dell’agonico, di Nico il tuo cane atleta di palla lascito di schianto. Le caviglie al torto delle femmine non belle né giovani. Residui di rossetti il duo del sole e della luna. Il velo di tulle avvolge la bicicletta che ti riprese. °°°°° °°°°° °°°°° 29. “per educare quel cleptomane di dio” (di Stefano Scorpione) illuminazione di mina davvero dabbene senza un grido così acuto grillo filosofo di baricentro sperpero di qualunque cosa venga a tiro. Dove colline sventrate per farne calce di case seconde senza sconvenienze di verso al desco e scopo d’altrimenti. “per disambiguare quel mitomane di io” °°°°° °°°°° °°°°° 30. Equilibrismi della dismisura l’attesa del brivido con la pietra al collo. Asilo l’orìgami di condannati natali postumi. Studiolo in brache questo sterminio in tavole d’eclissi e serbatoio l’odio vestale di dio. Ricordi col segno meno atti alla fossa comune. Sia felice la porpora di ruzzolare dal capezzolo. °°°°° °°°°° °°°°° 31. |