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domenica, 30 aprile 2006

 
Il numero 11 di "Poesia da fare"
     
Esce il n.11 [eBook PDF] (maggio 2006) della rivista online "Poesia da fare", a cura di Biagio Cepollaro.
    
     
Sommario
Biagio Cepollaro, Editoriale
     
Testi   
Forough Farrokhzad, da Un’altra nascita
Marina Pizzi,da Sorprese del pane nero
      
Letture  

Massimo Sannelli, Su Neuropa,di Gianluca Gigliozzi
          

Immagine  
B.C., Scrittura


postato da ex. | 14:42 | commenti





venerdì, 14 aprile 2006

 
Greta Rosso


Spoglio delle ultime parole di mariachiara, reso difficoltoso dalle regole utilizzate nella loro individuazione.

Dire il mio in questo schema di sotterfugi e parti.
Non sapere che farmene, l'eredità particolare di un mondo particolare.
Se potessi ripartire, come mi faresti? alta? più buona? Ho sentito dire che la grande bontà attira il male su se stessa.

Le lagne della stagione mi sfiorano ancora, io ho scelto, ma ancora non fa meno freddo.
Permangono le intenzioni che non posso condividere dell'aria fredda e rarefatta.
Aspetto la svolta, ma ho già svoltato (quando pedalo col vento contro mi fa male la testa, l'umore prende a camminarmi all'indietro).


postato da ex. | 20:42 | commenti





sabato, 01 aprile 2006

 

Marina Pizzi

 

 

La giostra della lingua il suolo d’algebra

 

(2006-

 

 

1.

La giostra della lingua

 

Il tono dell’ombra

contro la mattonella

del tinello in netto avanzo:

è la morte o lo spazio?

Cortiletto di acredine,

bambole dismesse,

ebolle e ghiaccia il numero

sull’alluce del cadavere cavato.

Addirittura dentro la teca è stata

imprigionata la luce

giostrata la lingua senza la parola.

°°°°°

°°°°°

°°°°°

2.

Chiavi occluse in atri di vendetta

quando le rarità del sogno sono

le decedute cerase nel sangue.

Le mosse del canone padronale

nel ladrocinio all’io. Il tempo sconsacrato

cima in apice di piatto. Il dettato magistrale

tale e quale al torto della pialla

senza la scultura. Sull’arringa ancora

una verità contusa in fasce di mummia.

°°°°°

°°°°°

°°°°°

3.

Le donne sapevano suonare il pianoforte

in un cono d’ombra forti di un no commisto

alla stanza del prigioniero al rovo del martirio.

Spazio di oltre traccia la ciabatta

sovrana al baricentro dell’unica stazione

il collo sotto il basto del petto gravido.

Carta vetrata il timone reso cieco

dal costo del verdetto in stagno magno

falò e uncino la bellezza in lievito, azzima.

°°°°°

°°°°°

°°°°°

4.

Senza pena di costrutto

la lumaca con la casa

salvata amante di scia

senza rilevanza.

Ammanco al coma non poter la morte

nel corso dell’alambicco che salvatore

manchi la cura della cicala arrisa.

Presa dal fulmine la tasca

strattoni mani con la resistenza

vastità almeno in torto a fior di rupe.

°°°°°

°°°°°

°°°°°

5.

Il suolo d’algebra

 

A giugno il temporale

giuoca con la clessidra

elementare dell’avvento

il grano. I passi della rotta

rischiano papaveri fraterni di sangue.

La birra delle 12 si fa rapita

prigione amorosa quasi motel

magnifico. Conserte le aureole non sono

dei santi ma delle ombre nude

letture mitiche mari di addendi i baci.

Le uova sotto il pergolato di tua madre

ebbero casa riarsa e vuota e remota,

moto di gravido modo il suolo d’algebra

bracconiere il tempo.

Oggi il muratore ti sta murando

al dondolio di giugno di nuovo grano:

un gingillino d’altri.

°°°°°

°°°°°

°°°°°

6.

In vestaglia da camera dentro la baracca,

il cartone cavato dai rifiuti,

il catino verbale dei tuoi pianti.

La baronia del solito disperderti

quale un’enfasi di niente

riassunta alla banchina della metro

già sotto terra somma a rotoli.

E e e il ritornello del solicello invernale

il ricordo di un calzerotto di bonomia

quando l’approdo vagava

lavorio senza fortino.

°°°°°

°°°°°

°°°°°

7.

Palestrato idiota pesa la morte,

l’ora del sacco leda

l’agro pugnale del cuore fermo.

°°°°°

°°°°°

°°°°°

8.

Il tuo amore d’elisir

quasi un sistema immune

ansa alla sfinge, quasi.

Carte d’acque, oggi ne desiste

nel simulacro del lutto di vicenda

data la spalla alla risata in stemma.

Quasi ne muore la domanda

data alla veglia sopra la costanza.

Preistorica la colla del ricordo

incontro all’orto della nonna

al tonfo delle meraviglie in tonfo.

°°°°°

°°°°°

°°°°°

9.

Nel torto della dimora tutta di accatto

a mo’ di vettovaglia questo rumore

filosofo d’insonnie. Nel fondo dell’eclissi

la poca tempra del tirocinio, ancora.

Con le spalle salmastre porto di pesi

i pesi. Dopo vent’anni le clausole dei vinti

sono poliglotte, ligie cisterne suddite

all’arsione del simbolo bocciato.

Al mare delle resine l’addio.

°°°°°

°°°°°

°°°°°

10.

Il lindore del vuoto

l’ultimo faro prima di demolizione.

L’acciaio e il vetro simili a dèi qualora

s’inventi prossima l’origine.

La veglia funebre l’addio del giro losco

e la cometa vergine. All’addiaccio il ciclo

senza discolpa né di altri smargiassi

le tegole a riparo.

°°°°°

°°°°°

°°°°°

11.

Con la coda dell’occhio chiede venia

al cipresso bambino al tempo stretto

precoce della madre. Il feretro del salto

limo redento in desco di cannibali.

Da ciotole di ginestre senza seduzione

i fiori in torto di essenze colpe del bello

in fase di pendenza. Spauracchi di grano,

spavento il credo degli ultimi.

°°°°°

°°°°°

°°°°°

12.

Orto e Danubio perdere la vita

un usa e getta di tabelle al fisco

nude tragicomiche le lacrime.

E’ nudo è dazio è la cometa contro

del figlio senza vita da convergere

verso il convitto delle furie vacue.

La pena è stare ciotola e torrente

verso il groviglio delle qui lanterne

a ciondoli pendule prive di risveglio.

°°°°°

°°°°°

°°°°°

13.

Vigilanze del pane timbrare il cartellino

cecità di stretta norma male d’asma

nei pollini che dileguano

tolgono lo sguardo.

A guado della mano la perdita

il tarlo comunque a tarlo sotto le ciglia

di rispondere sì, okay, va bene, sùbito

apolide del battito del polso.

Libertà del minimo il nodo standard

dove avverato lo scotto del pantano

la governante teca, fato di confine.

°°°°°

°°°°°

°°°°°

14.

Angeli rauchi gli alberi urbani

metropolitani. Baronie di venti

gli spogli. Ludo di avvento nonostante

bar blasfemi, dadi di scavi

vicoli scorciati. La merenda dell’infanzia

era sotto l’albero era sopra l’albero

partigiano universale. E’ rimasto

un leggio di pietà, l’albero.

°°°°°

°°°°°

°°°°°

15.

Appena al fondo dell’ultimo pozzo

il libercolo del cielo in taglio promettente:

di rimessa al mittente neppure tentarne

l’ultimo atto.

In superficie un asilo-nido ha musicanti

per l’ingegno del riso di bambini

in bilico al gerundio di chissà.

Il mulinello ha appena un risucchio

nel rantolo del pozzo a zero d’io.

°°°°°

°°°°°

°°°°°

16.

Nel marchingegno della clessidra

la fonte della notte. Nel contagio dell’alba

gli sguardi pieni per le scansioni

di confische ulteriori. A te gli arrivi

del simulacro ancora, un mare falso

in un centesimo di finestra e giù

la fuga della polvere simmetrica.

Attrito e darsena la gonna di saltello

quando partiva d’altalena il grido

quasi l’evviva di toccare il sole

semplicità valersene.

°°°°°

°°°°°

°°°°°

17.

La capinera canta e salta sul menu

del Gambero Rosso più crudele.

E’ l’alba, la libertà è a termine.

°°°°°

°°°°°

°°°°°

18.

Ora la domanda che c’ispeziona

faccia docile la cattura imposta

amenità maggiore in fase fango.

Asperità del nodo rito d’iniziato

il periplo concluso. Strumenti di opinione

ancora l’àncora della strada maestra.

°°°°°

°°°°°

°°°°°

19.

Quale manciata di luminarie

(gaiezza d’ispezione)

potrà rendere chi non sono?

Braci di equilibrio questo ammanco

di corpo d’anima. La botola canora

delle preghiere quasi in rivolta.

Spintone d’acido il dado del dì.

Neppure disperante questa febbriciattola

turrita di blasfemie da angelo di dirupo.

La Santa degl’Impossibili

cicala lapidata dalla lapide.

°°°°°

°°°°°

°°°°°

20.

Per scampare alla routine

il dislivello del poter fare

arcobaleni al buio.

Carabattole di bare la lussuria

financo il piacere di geranio

scarlatto. Nei bozzoli dei sacchetti della spazzatura

la fuga dell’agone appena amore.

Nei pozzi delle povertà gl’innumeri

verdetti senza importanza. E la nenia sui piccoli

è la spazzatura dell’inganno

il dolce dormire del suolo sotto

del cielo sopra e dell’esploratore positivo.

°°°°°

°°°°°

°°°°°

21.

In un cipresso blasfemo ho avuto padre

arruffato minatore anonimo corsaro

controcorrente

paga più bassa del prezzo di costo.

In tono di enigma ai ferri corti

la fibra in rotta fugata

la furia velata con la firma di fingermi

gendarme al megafono dell’afono.

Apolide di lingua dantesca e scarto e ammanco

il codice di perdere fermata.

Perennità di basto il marchio a fuoco

del comunissimo agnello a muso di rovina.

°°°°°

°°°°°

°°°°°

22.

Nata anzitempo vissuta anzitempo morta anzitempo

nel vocabolario genero di anticipo-posticipo

senza la ronda di un padre pellegrino

senza la fionda di madre poliglotta

né logica di arco ad oltre sponda

la spada pacifica del ponte.

L’arenile affidabile del rendere

sperse le agende di correre al riparo

il segnalibro gemellare con la rotta.

Il naufragio assiso contro il petto

fugò la gola delle conchiglie al canto.

°°°°°

°°°°°

°°°°°

23.

Ti tiene caldo il tuo alfabeto per sordomuti

la lettera chiusa senza risposta

la stanza appesa al sale della grandine.

Le ferie schiuse dentro un lavatoio

di salme in attesa di io ancora di io.

Perniciosità del singolo dispetto

incontro al mare che si fa beato

negli strattoni di rapimento. La berlina

di tuo padre tutta la carriera di un ex

ambulante in preda alla mutanza. 

°°°°°

°°°°°

°°°°°

24.

La donna della siepe

illiberata

pagliacciata d’amore.

°°°°°

°°°°°

°°°°°

25.

L’asprigno avanzo nel vano della porta

ora che il petto dell’ospite

è andato all’addio. Il ghiaccio alla cintola

rimane nel basto di stare

retaggio mancante, vettore finale

torpore di cenere. Di solito il rigo del celere

verga veleno lo stallo. Di solito il soglio del bacio

s’inventa stazioni di fogge per nidi

i saputelli mattini per entusiasmi

di mille e mille sistemi di farsi felici!

e invece… il traguardo domestico sfigura

nella cura di darsi al fisso ghiottone del chiodo

fisso tragitto fisso di sbadiglio.

°°°°°

°°°°°

°°°°°

26.

nèttare del sale il davanzale

intriso alla balìa del finalmente

lo iato del tuffo

la girandola facciale [è] l’ultima mossa

per la colonna della marmellata

acconciata al fango

al tanfo del forse lapide

per oggi a 99 anni (secondo delibera comunale).

[nel contempo]

al museo delle conchiglie si dirige

il fanciulletto ancora senza selle.

°°°°°

°°°°°

°°°°°

27.

Ammanchi satolli ammanchi

e dove preme

il chiodo della nebbia senza ruggine.

La doccia domenicale sia la valle

di grandine d’incenso a far sorriso

dispendio al borsellino dell’avaro.

°°°°°

°°°°°

°°°°°

28.

All’alba accendi le luminarie

di natale anche in agosto,

si rimonta la farsa di panna dell’ottimismo

meraviglie d’oasi quando adolescente

la cesta del mosto non era un’opinione.

In più l’urlo dell’agonico, di Nico il tuo cane

atleta di palla lascito di schianto.

Le caviglie al torto delle femmine non belle

né giovani. Residui di rossetti il duo

del sole e della luna. Il velo di tulle

avvolge la bicicletta che ti riprese.

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29.

per educare quel cleptomane di dio

(di Stefano Scorpione)

 

illuminazione di mina davvero dabbene

senza un grido

così acuto grillo

filosofo di baricentro

sperpero di qualunque cosa venga a tiro.

Dove colline sventrate per farne calce

di case seconde senza sconvenienze

di verso al desco e scopo d’altrimenti.

 

per disambiguare quel mitomane di io 

°°°°°

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30.

Equilibrismi della dismisura

l’attesa del brivido con la pietra

al collo. Asilo l’orìgami di condannati 

natali postumi. Studiolo in brache questo

sterminio in tavole d’eclissi e serbatoio

l’odio vestale di dio. Ricordi col segno meno

atti alla fossa comune. Sia felice la porpora

di ruzzolare dal capezzolo.

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31.



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