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mercoledì, 03 maggio 2006
Éric SuchèreFixe, désole en hiver
01.
Si impone instabile, inverno, se l’immagine che imprime o che una non fissa, unisce, unisce il séguito
gli alberi colorati o fantasma bianco su campo di ulivi consumano-sovrappongono
fissano il cielo, motivi, aranci e palme, già scenario-film, il mare fisso-verde all’orizzonte, cargo su mondo o fiume, uccelli spezzano, tempo dispiega, uno, sposta
nebbia, il gelo desola, inverno freddo punge, prima che si fissi
nel treno legge, labbra alla luce, la perpendicolare.
02.
Instabile, inizia inverno, se questo che imprime il nudo a movimenti, l’ondulazione imprime l’immagine a, orla, ondula il corpo, disordine che forma curve e basi soltanto sono causa, la forma di provoca, consuma o altro non fissa, non realizza, soltanto alla sua materia unisce, unisce il séguito
gli alberi in colore o colore bianco su terra di ulivi, con molto blu, consumano.
07.
Tempo esita-oscilla, da chiari muri-mosaici o specchio, copia di superficie atmosferica, con nuvole, liquido bianco-zinco-gela, ne ridà, immagine, la riflessione, cielo-riflessione, con sequenza modulata o verde vira da vicino, molto, variabile da blu a bianco, gamma sovrappone a quella la trama di o cambia costante ai motivi fissi che una, turba, l’uno, l’altro, scorre terrazza due, corridoi sùbito, aperti sùbito, fiume o cielo come bianco-grigio, con vegetazione, aranci e palme
terrazza tre sull’acqua fluviale, rumore e una grigia costantemente, riva del fiume, controluce e proiettori in scenario ne aggiunge la vista sul fisso-verde, distillatore-raggio, lo spazio verde e la linea, cargo sul lontano quadro coricarne irreale, l’idea di, in riva al mondo
fiume.
13.
Lei non può riprendere o riprende impossibile, riprende ancora altro se imprime ai suoi movimenti il nudo
ginocchia, bordi, taglia
l’ondulazione certa, l’immagine con bagliore, una parte inquadra una, il corpo, disordine che la forma e basi solo della forma provoca, esprime, consuma, che un’altra non fissa, risulta, realizza la materia di.
Nessuna idea ho dell’ora
un rumore sulla scala, il cielo che blu manca, manca il sole toglie sulle acque, sul fiume
verifica al risveglio, se ancora, già, sempre notte
rapida sale, sfiata alla prima, solo al nero delle vie
una donna dà le spalle, evoca lei immagina, da lontano, il profilo-schiena che lei potrebbe essere sul fiume-orizzonte
cargo e manovre, oniettivi di qualche fotografia, al punto che immagina, circolare per la fine di una bobina, immagina, prevedi
il sole che rischiara, in nove minuti passa, man mano, l’illuminazione graduale emerge su edifici o un’apparizione sulle superifici murali, graduale sui tetti e le tegole non sposta, presa fissa immobile più possibile quanto, l’avanzata luminosa coglie molti anni prima, a questa vista, l’identica, il suo accesso
lei, mantello lungo e cappuccio dice romanzo avrebbe luogo proprio all’ultimo momento, chiede una sigaretta e accende, il viso, mi svia, si allontana e riprende
un battello su grigio, orizzontale e aumenta, uccelli passano davanti, dirupi rapidi stormi in movimento, non volevi, spostamento, avvenimento, senza raccordo possibile tra i due tempi, luce, si alza da questi inquinamenti, se il sole, l’inverno, devia, non previsto, vira obliquo dal percorso estivo, non parte esattamente, rompe la luce prevista, graduale, mira ancora
e riparto.
(dalla traduzione di Massimo Sannelli, in corso di pubblicazione presso le edizioni Cantarena, Genova. Un ringraziamento all’autore, all’editore Mario Fancello, alle edizioni francesi Les Petits Matins)
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