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giovedì, 29 giugno 2006
NASCE GAMMM [ da «bina» 63, 29 giugno 2006: ]
In questo mese «bina» compie tre anni: è nata il 24 giugno 2003. È bello festeggiare con un’altra nascita: un sito esclusivamente dedicato alla scrittura di ricerca:http://gammm.blogsome.com: GAMMM è una stanza o galleria d’arte moderna che avvicina intenzionalmente l’arte e la scrittura contemporanee, non nella forma di una semplice giustapposizione, ossia affiancando opere d’arte e opere letterarie; ma credendo e dimostrando che le arti visive e la musica contemporanea, così come la scrittura di ricerca, nelle loro numerose diversissime forme, sono fatte della stessa stoffa, delle stesse domande; e hanno elementi in comune tra cui spicca ormai chiaro un carattere percettibilmente ‘installativo’, freddo, non performativo.
GAMMM è un elenco di impegni a breve e medio termine di letture e riletture. È (vuole essere) una serie di soddisfazioni prese, da prendersi. È un certo numero di risposte a consigli avuti, a domande impreviste, ad argomentazioni incomplete circa la letteratura che si desidera, di cui si sente il bisogno.
In rete, nelle biblioteche, si affollano testi di cui non sapevamo niente e che non possiamo (più) ignorare. Si tratta solo di dare luogo a dei legami, dei raffronti, delle analogie: pubblicando così testi in lingua inglese (google poetry, sought poems, Language poetry), francese (Espitallier, Cadiot, ...), italiana, tedesca, ... famosi, sconosciuti, contemporanei, degli ultimi trenta, quaranta, cento anni. Per metterli in vista, per fondare l’epos della nostra e altrui comunità di lettori, di autori di opere di ricerca.
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GAMMM non ha orientamenti prescritti - né prescrittivi. Allo stesso tempo, una nuvola di variabili e costanti si può descrivere, dicendo che si incontrano alcune ricorrenze:
le modalità di scrittura elencative; il superamento netto del referenzialismo e dei realismi; il cut-up e l’uso della “citazione” (questo termine Debord lo derideva una quarantina di anni fa, a ragione; qui va messa in conto l’umiltà di usarlo: per intenderci); il confronto con l’intero arco delle sperimentazioni nelle arti del secondo Novecento; l’indifferenza verso la cosiddetta questione dell’«io lirico» (finita o irreversibilmente metamorfosata la lirica, revocato in dubbio l’io, la faccenda è per lo meno vecchia); l’indifferenza verso ogni dualismo e in particolare verso l’opposizione banale tra scrittura oscura e scrittura chiara; l’indifferenza pressoché totale verso la poesia frontalmente performativa, verso lo spettacolo e la poesia spettacolo; l’interesse semmai per il concetto di installazione – anche in assenza di autore (come accade per i classici, distanti e insieme presenti e vivi solo e precisamente per via di una intensità/tensione testuale).
La rete e l’archiviazione in rete dei materiali cambia i materiali. ne cambia - insieme - la fruizione. (Cfr. anche Derrida, Mal d’archive, une impression freudienne, Galilée, Paris 1995; tr. it. di G.Scibilia, Mal d’archivio. Un’impressione freudiana, Filema, Napoli 1996).
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GAMMM, di per sé, non si pone come editore: non è/ha un’attività editoriale: ma offre ospitalità a testi. (La sigla HGH, scelta a questo proposito, traduce "hosted GAMMM hosting": …e volendo: "hai gratis hosting":-)
Come ospiti (della rete), ospitiamo pagine, poesie e prose: in semplici post, o in formato e-book e opeb (“one-page e-book”). Privilegiando nettamente le linee di scrittura affini ai materiali che il sito già offre, e a cui gli abbondanti link rimandano.
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Tutto il lavoro di GAMMM non necessariamente deve ma sicuramente può (rivendica il diritto di) non essere interessato a uscire dall’area della lettura in/per web. I materiali che di volta in volta verranno pubblicati non sono legati da un vincolo di necessità a letture pubbliche o incontri. Semmai a contatti individuali tra le persone, e a un concetto di gruppo/rete estremamente sfrangiato e disperso.
Tornando all’idea di installazione: i materiali sono disponibili e leggibili, come oggetti elettronici fissati nel flusso della rete. Possono essere liberamente visitati, osservati, letti, anche scorsi distrattamente: materiali installati, non invasivi: e possono agire, come tali, poi, singolarmente, sull’immaginazione del lettore. (Il quale deve, lui, fare un passo verso i testi: non saranno i testi a muoversi verso di lui).
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Il sito si compone così: una homepage che riporta dai tre ai cinque testi; una pagina sintetica di presentazione; una di ebook; una di opeb; una sezione dedicata ai chapbook curati da Michele Zaffarano e Gherardo Bortolotti per le edizioni Arcipelago; una di biobibliografia di redattori e autori; una sezione di link (tuttora in costruzione) disposti ‘analiticamente’ per categorie; e infine un riferimento agli aspetti legali dell’hosting. La prima uscita presenta cinque novità in homepage, due e-book e diversi opeb.
L’esperienza di GAMMM nasce come aggregazione naturale di scritture e persone della rete di àkusma, a cui si connette, in indipendenza e dialogo.
gherardo bortolotti
alessandro broggi marco giovenale massimo sannelli michele zaffarano
martedì, 27 giugno 2006
Patrizia Bianchi, "Una sola dissonanza..."
Una sola dissonanza, una sola assenza guasterebbe l’insieme. La poetica di Massimo Sannelli è una continua ricerca di visione in visione: vedere è capire le oscillazioni di un mondo sotterraneo. Sannelli è attento e vigile, ma – proprio perché è poeta – il suo fare poesia è soprattutto vocazione, prima che impegno. È l’esecutore di un’armonia in attesa di essere cantata, non urlata, non sciorinata; e lì, nella sua interezza, non c’è l’artificio. Nulla è lasciato alla leggerezza.
L’equilibrio trionfa: traspare tra parole la parola, quella parola, l’unica essenziale e perfetta. La bellezza del suo fare poesia è tutt’uno, una cosa sola, con il suo scrivere e decifrare la necessità interiore. La parola raccolta si fa trovare nella nicchia, in attesa che il bello la richiami con il suo nome e la riconosca nella sua luce: l’oralità pacata, la sua origine. Per chi ascolta è un soffio, che inonda con silenziosa potenza.
La poesia di Sannelli trova sempre, per necessità, la giustizia. Nel ritmo, il testo è disciplinato, e tratti austero. Imbocca la soglia di una luce e scopre le altezze della parola nella sua forma pura. Qui inizia a lavorare con tenace pazienza, plasmandola; scalpello è il suo pensiero; solo apparentemente bozzolo.
Ma dentro c’è il fuoco. Allora la lingua si fa linguaggio e attrezzo, che salda magnificamente il verso (parola più pensiero): i dettagli fanno la forma.
*** Chiara Daino, Massimo Sannelli: la silenziosa potenza dell'eco Quando l'autore non vuole essere né apparire, quando il silenzio è portavoce di ricordi, quando un "dove" diventa un "come", nascono i Sonetti di Sannelli. Grazia e mestiere nell'architettura poetica esaltano squarci di memoria, fotografie mentali, colori tenui tornati vividi: Sannelli insiste su alcune parole, le evoca, le chiama, le lascia agire e poi le riprende, quasi nel timore di abbandonarle. L'emozione dell'autore diventa lezione: non esiste luogo né tempo quando si Sente. Si scrive tanto (a volte troppo) sul verso, anzichè lasciarlo agire liberamente ed ogni verso, scritto in clinica, è la cura di Massimo. [su massimo sannelli, venti sonetti, con uno scritto di Raffaelo Bisso, la Camera Verde, Roma 2006]
sabato, 24 giugno 2006
Marco Giovenale, Superficie della battaglia. Roma,
La camera verde, 2006, euro 5,00 “quando in tutto solo come il cerchio.” Poeta di parola (di estasi fotografica) che ha trovato il gelo senza passare per stadi. Una manciata di controluce senza né contro né pro ma che sa, di perfezione, impallidire senza lo scempio del dolore, del dolore almeno in corso o che dia o che abbia poi dato postumi di cattività. Vivere non è più vita alla morte-morte alla vita: semplicemente un barlume senza l’ombra o la stele per sagome di eroi erti o appianati: “… .ma ci sono troppe pietre / nel muro: più di quelle / che lo formano: più del numero.” Sette cartoline (come un tempo in senso letterale e concreto) dal fronte mondiale… poi non più né lira né acrobati il torto e la ragione. Marina Pizzi
mercoledì, 21 giugno 2006
venerdì 23 giugno 2006, ore 21:00 Roma, La Camera Verde
via G.Miani 20, tel 06.657289454
su un io colonna performance di Chiara Daino
su testi di Emily Dickinson
nella traduzione (e con la presenza) di Massimo Sannelli
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[ da Microcritica ]
La Camera Verde, via G.Miani 20, tel. 06.657289454
disegno di Patrizia Bianchi - www.patriziabianchi.blogspot.com
martedì, 20 giugno 2006
"l'immaginazione" - Anno ventunesimo, numero 220, aprile 2006, La poesia del Quebéc oggi INDICE In copertina
Robbert Fortin, La chemise
Le foto
Robbert Fortin, Éléphant 1
Robbert Fortin, La chaise du poète
Robbert Fortin, Roulant la vie
Robbert Fortin, Nous sommes, nous serons, nous pensons
Robbert Fortin, Éléphant 3
Robbert Fortin, Éléphant 2
Introduzione
Anna Paola Mossetto,
Un rapido viaggio sulle piste della nuova poesia del Québec
Francis Catalano, Stéphane Despatie,
Uno scorcio sulla poesia contemporanea di espressione francese in Québec
Gli autori e i testi
Martine Audet, Gli apparecchi da calcolo (estratti)
Claude Beausoleil, L'origine della strada
Mathieu Boily, Dio il rimbalzo
Linda Bonin, A partire da qui
Denise Brassard, Fine d'est
Nicole Brossard, Poesie
Francis Catalano, da Panoptikon
Paul Chamberland, Fugaci
Jean-Paul Daoust, Poesie
Carole David, Poesie
Jean-Marc Desgent, Quando uno fa male, l'altro che fa…
Louise Desjardins, Tutti i gusti sono gusti
Stéphane Despatie, Malva ciaccona
Hélène Dorion, Traverses
Danielle Fournier, Sei sola e lo sai
Jean-Sébastien Huot, Servizio a domicilio
Benoît Jutras, Adesso sei un'isola
Bertrand Laverdure, Microtrilogia per ragazza piacente lettrice pubblica
Hélène Monette, Poesie
Pierre Nepveu, La donna che dorme nel metrò
Yves Préfontaine, da Suite in rosso
André Roy, I letti di Montréal
Serge Patrice Thibodeau, Soli si è
Yolande Villemaire, Mano di luce
Agenzia Culturale del Québec in Italia
per ricevere il numero: Piero Manni Editore, Via Umberto I , 47/51 - 73016 S.Cesario di Lecce
Tel. 0832.205577; Fax: 0832.200373 ; e-Mail: info@mannieditori.it
venerdì, 02 giugno 2006
Marina Pizzi
Staffetta irenica 2006- 1. Il giardino ferito da una festicciuola per bambini ha la pergola intatta con la nonna addormentata. 2. Come scantonare senza essere presi dal ladrocinio del sovrano? Accogliere chi muore è grande evento grande accolita di resina del macerato mosto volto nel D.O.C. senza etichetta alla chetichella ossia dell’improvviso. 3. Hai torto a disvellere il silenzio finalmente il fuso lento che non tesse. Con la marea l’agguato di un coniglio esempio di conclave. Dici, io imbriglio, l’amore in un sudario per dartelo ferigno con viso di rinascenza zero tattile qui la rimanenza. 4. La placenta panica vicolo di vezzo vizio assurdo, Cesare cesareo impero. L’ambiguità del crepuscolo soglie parventi guide per spaesamenti per eminenze eccelse di divino. 5. Il cencio del tuo sguardo è stato visto scommettere la fuga dal blindato nell’ilarità del boia. La fortuna delle lucertole eremitaggio al sole bambole di oltre antiquariato le code da disperdere per la vittoria della rinascenza dal moncherino dell’abuso. 6. Che sia dappresso, molto lontano il nodo… la testimonianza filmica di un caso senza fatuità, né mica è di ieri nascere appena in un pastrano stradale. 7. Per l’intera vita ha preso memoria di posti dove recarsi senza, alla data, stimarsi in presenza. Sarà dispetto di rena e cancellata padronale di fatto molto stretta l’assenza nonostante la cura del memo promemoria del passo non preso. 8. Epigrafe di rabbia starti a guardare dentro la baia senza approdo lo specchio cambusa d’io, solitaria nacchera, maciullata bora ogni resistenza. 9. Ti vidi archiviare per dispersione musicando stanze di quel divieto un’erta di germoglio un bacio di magnete così l’avvio non in pace col sinistro stropicciar sudario da dentro le dita (traguardi di pece) silenziose al sisma tutto bruciato il torto tatto di addio tuta d’Ercole la veranda insana in un catino agostano e da sotto i gatti per lo spettro del tuo cibo non toccato solo da bonificare del sigillo catering. 10. Mosse camuse anche appuntite le sconfitte, ad uno ad uno i capelli s’insinuano nel tonfo, le acquerelle soppesano le querce. C’è da chiedersi se la tosa svanitella sappia la pia matita del massimo artista. 11. |