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lunedì, 30 ottobre 2006

 
Esce il volume L’esperienza-divenire delle arti, che dà conto del lavoro svolto in collaborazione tra RomaPoesia (Poesia ultima, Auditorium di Roma, 21-22 ottobre 2005) e la Fondazione Baruchello (L’esperienza-divenire delle arti, F.B., 23 ottobre 2005).

Il testo è curato da Carla Subrizi, Marco Giovenale, Ilaria Gianni e Francesco Ventrella.

Testi, opere e interventi di: Gianfranco Baruchello, Elisa Biagini, Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Mario Desiati, Esse Zeta Atona, Florinda Fusco, Giovanna Frene, Massimo Gezzi, Andrea Inglese, Fabrizio Lombardo, Andrea Ponso, Laura Pugno, Christian Raimo, Andrea Raos, Lidia Riviello, Massimo Sannelli, Luigi Severi, sparajurij, Sara Ventroni, Michele Zaffarano, Emilio Fantin, Tania Carson, Annalisa Cattani, Carla Cruz, Gianluca Codeghini, Antonello Faretta, Stefania Galegati, goldiechiari, Massimo Grimaldi, Silvia Iorio, Domenico Mangano, Marzia Migliora, Sandrine Nicoletta, Stefano Pasquini, Riccardo Previdi, Guendalina Salini, Marinella Senatore, Valerie Tevere, Marta Valenti + Chloé Barreau, Italo Zuffi, Tommaso Ottonieri, e dei curatori. Schede su "NERO magazine", UnDo.net, Poesia Italiana on line (Biagio Cepollaro), "Sud" (Francesco Forlani), Collana Liquid - edizioni Oèdipus (Luigi Pingitore).

Dal risvolto di copertina: "Questa pubblicazione documenta gli eventi realizzati dalla Fondazione Baruchello nell’ottobre 2005, nell’ambito della collaborazione con il festival RomaPoesia 2005, oramai avviata da tre anni. Proiezioni-video (la rassegna Il video dopo il video, al FilmStudio 2, 19 ottobre 2005), interventi poetici, mostra e tavola rotonda (la giornata L’esperienza-divenire delle arti. Generazione 1968-1978, presso la Fondazione, 23 ottobre 2005), hanno permesso di osservare quanto sta avvenendo nelle arti e nella poesia di ricerca più recenti. Circa venti artisti e altrettanti poeti, sono stati invitati a presentare propri lavori ma anche per aprire un confronto sulle questioni emergenti della ricerca. Accanto ad essi, altri artisti, critici, poeti, scrittori, riviste e editoria cartacea e multimediale, sono intervenuti per allargare il confronto con altri punti di vista, esperienze e prospettive. Con questa premessa, la Fondazione Baruchello ha cercato di osservare esperienze, ipotesi, questioni nodali dalle quali si delinea una mappa, aperta e varia, dell’arte e della poesia contemporanee: la sperimentazione, il rapporto arte/vita/quotidianità, la performatività o azione della parola e dell’immagine, la ricerca di nuove forme di relazione e dialogo, l’uso della tecnica e la transdisciplinarità, l’intreccio di storia personale, autobiografia, racconto di sé, l’inquietudine e l’impegno di entrare in relazione con altri, l’ironia e l’affrancamento da premesse ideologiche o teoriche precostituite, il rapporto/confronto con il passato, le contraddizioni, le coincidenze, il dubbio come radici di nuove forme di pensiero e produzione. Questi aspetti, presenti nel fare artistico più recente, sono i segni o sintomi di un divenire delle arti, work in progress".


*

Informazioni e richieste: info [at] fondazionebaruchello [dot] com


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domenica, 29 ottobre 2006

 

A new ebook on GAMMM :

Charles Bernstein’s Sentences + Arthur Rimbaud’s Phrases.

Italian translations by Gherardo Bortolotti, Alessia Folcio, Michele Zaffarano. Cover image by Andrea Cavalleri.

From Republics of reality : 1975-1995 / Charles Bernstein
Sun & Moon, 2000.



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sabato, 28 ottobre 2006

 
29 ottobre 2006

h. 11:00 - 19 :00

FONDAZIONE BARUCHELLO – ROMAPOESIA 2006


PROGETTARE L’OPERA PLURALE

29 ottobre 2006 | 11.00 – 19.00 | tavola rotonda | Fondazione Baruchello

 

 

a cura di Nanni Balestrini, Gianfranco Baruchello,Tommaso Ottonieri, Carla Subrizi

 

partecipano: Elisa Biagini, Carlo Bordini, Annalisa Cattani, Vincenzo Chiarandà (Undo.Net), Anna Cestelli Guidi, Luigi Cinque, Andrea Cortellessa, Fabrizio Crisafulli, Maria Pia De Vito, Arianna Di Genova, Lorenzo Durante, Adriano Engelbrecht, Marcello Faletra, Emilio Fantin, Mauro Folci, Giovanni Fontana, Donatello Fumarola, Gino Giannuizzi, Marco Giovenale, Dario Iurilli, Canio Loguercio, Giovanna Marmo, Marcello Martusciello, Giulio Marzaioli, Luca Miti, Vincenzo Ostuni, Cesare Pietroiusti, Daniela Rossi, Sara Ventroni, Giacomo Verde, Cesare Viel, Lello Voce…


Anziché “curare” una mostra quest’anno abbiamo deciso di “curare” un’idea. L’idea è quella del progetto dell’opera plurale, in cui intervengano non soltanto più linguaggi e specificità territoriali (città, periferia, campagna), ma in cui la diversità delle discipline sia sperimentazione di un nuovo concetto di pluralità. Attraversiamo una nuova fase di sviluppo delle arti e crediamo che tale recente sviluppo debba essere affiancato da una riflessione che si interroghi non solo sui nuovi esiti a cui assistiamo ma anche alle forme della presentazione, dell’esposizione, del mettere insieme voci e modi diversi.

Artisti e poeti ma anche musicisti, registi, attori, critici si incontrano domenica 29 ottobre presso la Fondazione Baruchello per avanzare ipotesi, pensieri, progetti in funzione della realizzazione dell’opera plurale. Un grande evento in cui sarà il dialogo di tecniche e media diversi a porre le basi per un nuovo modo di pensare il rapporto tra parole e immagini. Negli ultimi anni l’incontro del festival RomaPoesia con le arti visive ha trovato, specialmente nelle tre ultime edizioni, un momento particolarmente fecondo nelle giornate realizzate alla Fondazione Baruchello. Artisti e poeti si sono incontrati per dare avvio ad uno scambio sperimentale, partendo dal fatto che nuove possibilità di dialogo tra parola e immagine, suono e voce erano già in corso. Così dopo anni in cui si è osservata una poesia di ricerca sempre più proiettata verso la performatività e l’immagine, e in cui l’arte ha cercato di sperimentare attraverso la parola nuove modalità di dialogo e relazione tra generi, siamo giunti all’idea di dedicare uno spazio “speciale” al confronto di idee e ipotesi. Se è possibile ricostruire le tappe storiche di uno scambio sempre più proficuo tra le arti attraverso l’emergere di concetti guida che, nei termini di “totale”, “interazione”, “sinestesie”, ha trovato forme particolari di incontro tra la fine del XIX secolo e gli anni Settanta, oggi ci sembra che emerga la necessità di trovare altre forme per conciliare le singolarità nella pluralità, il particolare di ogni medium in una dimensione corale. Le pratiche cosiddette di sconfinamento, di decentramento, di dematerializzazione fanno oramai parte di una storia passata. Tuttavia è necessario riflettere su come possano incontrarsi il singolare, il diverso (tecnico, culturale, ecc.) in un’ottica molteplice. Non si tratta di mescolare, giustapporre, montare o assimilare differenti linguaggi. Una premessa è che si debba, oggi più che mai, cercare di salvaguardare la diversità dinanzi al pericolo di una omologazione di tutti i linguaggi. Se una pluralità è possibile questa deve fondarsi sulle differenze. Proprio a questo tema vogliamo dunque dedicare uno spazio particolare affinché anche l’ideazione di un progetto parta dal confronto. La giornata del 29 ottobre è dunque un primo appuntamento, a cui ne seguiranno altri durante l’anno 2007 che si presuppone di articolare attraverso il confronto aperto di artisti, poeti e operatori di media assai diversi, alcuni progetti da realizzare con modalità diverse dalla prossima edizione di RomaPoesia ma anche ai confini di questa importante manifestazione.

Il punto di partenza è quello di considerare il rapporto parola-immagine-suono da prospettive che, partendo da esperienze e sperimentazioni personali, sentano la necessità di far confluire idee in un progetto plurale.

Per cercare di utilizzare al meglio la giornata del 29 ottobre abbiamo deciso di chiedere ai partecipanti una breve dichiarazione in cui si avanzi un iniziale punto di vista sul tema proposto. Vorremmo poi porre due domande ad ognuno non per cercare risposte ma per sollecitare la riflessione che desideriamo resti il più possibile aperta e vivace. Così non chiediamo relazioni o risposte preparate ma interventi brevi che possano poi essere approfonditi attraverso il dialogo.

In funzione di tutto ciò, non abbiamo fissato punti d’arrivo, per fare in modo che prospettive ampie su creazione, ricezione e trasformazione delle forme di interazione e interdisciplinarità tra le arti possano nascere e svilupparsi nella giornata

 

+

 

1+1+1… OPERE AZIONI INTERVENTI

29 ottobre 2006 | 11.00 – 19.00 | Fondazione Baruchello

 

a cura di Caterina Iaquinta

Cosa avviene nella più giovane arte attuale? Quali linguaggi si usano? Come attraverso l’interazione di più tecniche o media nascono e si progettano azioni, eventi artistici? Come lo spazio interagisce con i progetti? Queste domande costituiscono dunque il punto di partenza dal quale siamo partiti quest’anno per osservare come immagini, parole, scrittura, azione, forme del dialogo e poesia si strutturino secondo modalità nuove o comunque sperimentali. Alla quarta edizione della collaborazione che la Fondazione Baruchello ha effettivamente prodotto con RomaPoesia, continua dunque una ricerca tra i linguaggi e la sperimentazione più recenti, per osservare quanto sta avvenendo nel panorama degli artisti emergenti.

Alcuni giovani artisti e poeti: Federico Betta, Thomas Bugno, Laura Cingolani, Sara Davidovics, Fabio Lapiana, Adriano Padua, Michele Zaffarano, Laura Pugno, JB Rock, Fabio Scacchioli, Gabriele Silli, Giacomo Sponzilli, Carlo Gabriele Tribbioli, Agnese Trocchi, presentano dunque nella giornata del 29 ottobre, negli spazi della Fondazione e in parallelo al Seminario Progettare l’opera plurale, una serie di progetti inediti, nati all’incrocio di più linguaggi ma anche da poetiche che all’inizio del XXI secolo dimostrano come i giovani cerchino attraverso l’arte di mettere in atto pratiche di relazione e dialogo, di sperimentazione linguistica ai confini di discipline e media specifici. Il superamento del linguaggio specifico di una tecnica o di un medium produce linguaggi di confine, ai limiti della riconoscibilità, al punto da far emergere la domanda di quanto oggi l’uso dei media non sia stato ricompreso in una ricerca transdisciplinare, interattiva già nella concezione e nella processualità messa in atto.

 

*

 

DURANTE LA GIORNATA DI DOMENICA 29 SI PRESENTERA’ ANCHE L’ANTOLOGIA DI TESTI E IMMAGINI INTITOLATA L’ESPERIENZA-DIVENIRE DELLE ARTI, CHE DA’ CONTO DEL LAVORO SVOLTO DA ROMAPOESIA E FONDAZIONE BARUCHELLO CONGIUNTAMENTE NEL 2005

 

______________

 

Il progetto nasce con il patrocinio della Regione Lazio. Fondazione Baruchello Via di Santa Cornelia 695 00188 Roma +39063346000 www.fondazionebaruchello.com

Per raggiungere la Fondazione Baruchello: strada statale Cassia bis – uscita Castel de’ Ceveri (dopo il tunnel)– poi a sinistra, Via di Santa Cornelia, direzione Formello, fino al civico 695.



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venerdì, 27 ottobre 2006

 

 

Sabato 28 ottobre 2006, alle ore 17:30
Casa internazionale della Poesia Pier Paolo Pasolini
Via Giovanni Tagliere 3, Roma (zona Rebibbia)

presentazione di

P h i l o l o g i a P a u l i
Il corpo e le ceneri di Pasolini

Fara Editore, 2006

di Massimo Sannelli

«(.) uno scrittore riconosciuto sa che la propria morte avrà pubblicamente una visibilità, come un nuovo testo, più che come un atto privato. Questa morte dello scrittore, come icona e montaggio finale di un lavoro pubblico, è l’esatto contrario di un intimismo grezzo, in cui il dolore è dolore e il delirio è follia. Morto Gadda, la vitalità esplode, per Pasolini. Morto Pasolini, “saremo costretti a invecchiare”, secondo Sanguineti. Su chiasmi come questo, e su antitesi simili, si costruiscono una storia buona e una storia che non porta frutto. Se questa morte è un seme, quella è sterile o sterilizza i sopravvissuti che iniziano ad invecchiare o ingiallire; ma questi valori non giacciono oggettivamente nelle due morti: dipende dalla pietà e dalla carità verso che si è estinto, più o meno caro. Dipende anche dal tipo di morte e dallo sforzo intellettuale e di carità che chiede. Per sopravvivere serve una certa dose di attenzione, ma anche di libertà: non è la stessa cosa essere costretti ad accettare il tempo che passa o esaurire la vita. Sperimentare al massimo, quasi con ingenuità, e morire per eccesso di vita è ancora un’altra cosa.»

*

Massimo Sannelli (1973) vive e Genova. Ha pubblicato: Il prâgma. Testi per Amelia Rosselli (Dedalus, Napoli 2000); ODue sequenze (Zona, Arezzo 2002); Antivedere (Cantarena, Genova 2003); La femmina dell’impero. Scritti per un seminario sulla «vera, contemporanea poesia» (Eeditrice.com, Genova 2003); L’esperienza. Poesia e didattica della poesia (La Finestra, Lavis 2003); La realtà e la luce. Omaggio a Simone Weil (I libri del quartino, a c. di Ettore Baraldi, Alberga-Torino 2003); Da voi deriva. Dieci omaggi (e-book nel sito www.nannicagnone.net, 2004; rimosso nel 2005); La giustizia. Due poemetti (Edizioni d’if, Napoli 2004); Le cose che non sono (e-book, Biagio Cepollaro E-dizioni, 2004); Meditazioni sull’oggettività (e-book, www.vicoacitillo.it, 2004); La posizione erettaUndici madrigali (Ed. della Rafia, Albenga-Torino 2005); Santa Cecilia e l’angelo (Atelier, Borgomanero 2005); Il simile più uno. Traduzioni e scritti sulla traduzione (e-book, Menilmontant, 2005); Per innata difesa. Variazioni sul tema dell’umore (con Federico Federici, e-book, Menilmontant, 2005); Il nuovo (cantarena, Genova 2005); Venti sonetti (La camera verde, Roma 2006); Pabula dura (Menilmontant, e-book, 2006). Ha curato l’edizione e il commento di Boezio di Dacia, Sui sogni (il melangolo, Genova 1997); Anonimo di Erfurt, Sulla gelosia (il melangolo, Genova 1998); Pietro Abelardo, Planctus (La Finestra, Trento 2002); Alano di Lille, Anticlaudianus (La Finestra, Trento 2004). Ha tradotto Emily Dickinson, Su un Io Colonna (Cantarena, Genova 2006) e Eric Suchère, Fixe, désole en hiver (Canatrena, Genova 2001); (L’impronta, Mori 2004); (Cantarena, Genova 2006). Coordina con Marco Giovenale la lettera-dono «Bina».

* * *

Per raggiungere Casa Pasolini - via Giovanni Tagliere 3:
Metro B fino a Rebibbia (capolinea) Autobus 311(Via di Casal de’Pazzi),
scendere davanti al carcere in via Bartolo Longo. Prendere la salita dopo la
rotatoria. Ingresso libero. Info: 340.2207778
_




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giovedì, 26 ottobre 2006

 


venerdì 27 ottobre
Auditorium Parco della Musica - Teatro Studior
Viale Pietro de Coubertin - tel. 06.80241281

ore 21:00
DOCtorCLIP

Primo festival italiano di videoclip di poesia

> seconda edizione <

Proiezione dei video finalisti e premiazione dei vincitori
Presenta Lello Voce
Sarà presente una giuria di esperti e verrà sorteggiata tra il pubblico una giuria popolare
In collaborazione con Casa delle Letterature di Roma e LiteraturWERKstatt - Berlin

 

ingresso gratuito su prenotazione: 0648906040 - info@romapoesia.it

www.romapoesia.it



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giovedì 26 ottobre, alle ore18:30
presso la

John Cabot University
Via della Lungara, 233

InVerse presenta

Valerio Magrelli incontra Barry Callaghan

 

e

Ritratti di poeti, mostra fotografica di Andrea Malizia

 

[]

 

___________________

www.romapoesia.it



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mercoledì, 25 ottobre 2006

 

Un questionario sull'editoria e su altro

1. Cosa vuol dire, oggi, essere uno scrittore?
2. Che tipo di messaggio ritiene di trasmettere ai lettori?
3. Lei pensa che l’Italia possa offrire ancora scrittori degni di tale nome?
4. Gli scaffali delle librerie continuano a essere saturati da proposte insulse e banali, analogamente a quanto accade in televisione coi programmi spazzatura. Tale orientamento rispecchia davvero i gusti del pubblico?
5. Che spazio avrebbero, oggi, scrittori come Pavese, Calvino, Moravia, Pasolini, Gadda, Buzzati, Sciascia, Silone, Carlo e Primo Levi?
6. Esiste un modo differente dal compromesso per approdare alla grande industria editoriale?
7. La situazione stagnante dell’editoria italiana favorisce il proliferare degli editori a pagamento. Qual è il suo parere in merito?
8. Tanti scrittori inesperti cascano nelle grinfie di personaggi senza scrupoli, pronti a dissanguarli con promesse di servizi e promozioni che non potranno mai garantire: spesso non hanno neanche una rete distributiva. Nei casi più fortunati, l’autore ottiene delle copie che potrà rivendere ad amici e conoscenti, ma si renderà subito conto di aver buttato via i propri soldi. A volte, il libro non verrà nemmeno stampato. Molti scrittori noti ne sono a conoscenza ma, eccetto rarissimi casi (Umberto Eco ne “Il pendolo di Foucault”), preferiscono tacere. Non crede che “parlarne” sarebbe un modo efficace per arginare il fenomeno?
9. Il filosofo-matematico Bertrand Russell annovera l’invidia tra le principali cause di infelicità che affliggono l’uomo e la considera un male endemico tra colleghi. È forse questo che rende gli scrittori affermati così indifferenti?
10. Il problema, in verità, è più generale: una sorta di “nonnismo” diffuso nei confronti dei giovani – oggi dilagante attraverso nuove forme di sfruttamento (laureati assunti per tre mesi nei call center, contratti a progetto, etc.) – un fenomeno che riguarda non solo il mondo letterario, ma anche le professioni, il lavoro dipendente, la finanza, la ricerca (fuga dei cervelli), il giornalismo… Non pensa che i giovani potrebbero costituire una risorsa preziosa per il paese?
(domande di Pasquale Giannino)

RISPOSTE

1
È più facile chiedersi che cosa non voglia dire e che cosa non voglia più dire “essere uno scrittore”. Bisognerebbe anche specificare se in Italia o no. Molto in generale, ora: essere uno scrittore non vuol dire inserirsi in una corrente. Né incidere ad alto livello – in grande “stile”! – su un tessuto già pronto (e già infetto). Vuol dire: professare (e profetizzare: senza enfasi) una diversità che – dopo otto secoli di tradizione italofona – appare sempre meno durevole; e nonostante questo continuare: beatitudine nell’anarchia, beatitudine nel disperdersi in molti rivoli (attività, non sempre e non solo culturali; e il sangue – il proprio – compreso), ridere e piangere. E vorrà dire, comunque: scommettere su alcune possibilità attuali e viventi, tanto più che l’apertura nei loro confronti le renderà meno precarie, in tutti i sensi, e più adatte a sopportare certi pesi.

2
Non ho un “mio” messaggio. Ciò che è mio, e proprio in quanto MIO, è nullo, dal punto di vista della carità (che “non si gonfia”), della solidarietà (che guarda l’altro), della religione (che adora l’Altro), e dell’arte (che aspira, per statuto, ad una specie di sostituzione/sovrapposizione della parola alla realtà, anche in forme e con effetti rituali, prima ancora che politici). Il (mio) messaggio è un vuoto da riempire, che anticipa di poco il momento in cui bisognerà rendere accettabile, pulita e utile la decadenza del popolo antico (noi) e la sua sostituzione con quello che Eugenio De Signoribus chiama “popolo futuro”. Non sto formulando un’allegoria civile, ma un quadro realistico: i vecchi italiani sono morti che camminano, i nuovi – pelli di altro colore, altre tradizioni e formae mentis, in tutti i sensi – sono vivi che devono sbocciare, tra noi e dopo di noi. L’Occidente – e l’Italia che fu culla di Roma sarà anche l’anteprima del tramonto della “terra del tramonto” – sarà sempre più battezzato dal nuovo.

3
La letteratura non ha esitazioni, in nessun tempo. Ciò che deve nascere, nasce. Mi permetto solo di dire che ottocento anni di letteratura italiana ci hanno insegnato, ormai, chi e che cosa passi e chi e che cosa non passi: naufraga l’enfasi (per prima), naufraga l’imitazione come principio assoluto, naufraga il compromesso enfatico con il potere, naufraga l’espressione privata che rappresenta un uomo e solo un uomo. E soprattutto: naufraga tutto ciò che non viene accompagnato da corpi carismatici, anche deformi – ma carichi di una dolcezza violenta; o di un sorriso senza pari… come quello di Leopardi – o da beautiful minds offese dalla malattia; ma corpi e menti tali da sedurre. Non parlo di sensualità del corpo dello scrittore, e di effetti sensuali, ma di un’incarnazione della vera parola (vera in quanto quello scrittore non potrebbe legittimamente enunciarne un’altra) in un vero corpo (il corpo che compete a quella parola). Parlo con l’irrazionalità che è dovuta a questi argomenti. Nemmeno in letteratura possiamo dirci non cristiani, anche quando non lo siamo: perché, senza corpo, e senza morte, e senza ferite (atroci) e senza resurrezioni, l’insegnamento di Cristo stesso è astrazione e vanità. In piccolo, è così anche nella letteratura dei Paesi in cui Cristo è stato conosciuto. In ultimo: uno scrittore, oggi, dovrebbe aprirsi ad un’operatività non più e non solo nazionale, dunque non solo italofona. In caso contrario, sarà la glossa inutile ad un percorso che si avvia alla dispersione: la glossa della glossa della glossa, e ancora peggio.

4
Quanti italiani sono veramente italofoni? Quanti pseudoitalofoni sono in grado di capire un libro (qualsiasi libro)? L’esplosione del reality show è parallela, in modo inquietante, al fiume di antologie poetiche degli ultimi dieci anni. E non è un caso: perché si tratta, nel reality e nell’antologia, di rappresentare l’apparenza dell’essenza, cioè bucce e superfici, ma non contenuti. Il contenuto coincide con l’enunciato o con la pura presenza. Ma è bene liberarsi di un equivoco: mettere davanti al video un corpo non vuol dire parlare di un corpo. Lo spettatore vedrà un video su cui appare un corpo: ma prima di tutto il video acceso (e se stesso spento davanti al video). Così l’antologia sarà guardata più come oggetto e merce che come contenitore di contenuti. E i “gusti del pubblico” sono conosciuti bene, perché guidati dall’alto: il marketing è una scienza, e la “psicologia del marketing” è scienza, allo stesso modo. Devo dire che per carattere e per formazione sospetto della differenza (che a me pare artificiale e tronfia) tra “essere” e “apparire” e tra “forma” e “contenuto”: ma – a parte il fatto che è più comodo illudersi che sapere di non sapere – chi sopporterebbe di apparire e basta o di essere e basta? O icona-roccia-natura o grande santità (che agisce). Solo (un) Dio lo potrebbe compiutamente. Solo un essere immortale e onnisciente ne sarebbe in grado senza morire o sprofondare nella più grande vergogna del mondo.

5
Gli scrittori che Lei nomina sono talmente diversi, in tutti i sensi, per dignità o per compromissione, da non poter essere paragonabili, se non a grandi linee. Li accomuna, genericamente, l’appartenenza a quello che per noi è il passato. Il passato non olet, visto ora. Però puzza molto il presente: e lo spazio che, sempre in generale, spetterebbe a questi scrittori, se vivessero, dovrebbe essere – per avere rispettabilità e ricadere positivamente – non più e non solo di stretta osservanza umanistica.

6-7
Tra l’oscenità per cui “tutto è un compromesso” e l’utopia in cui “non c’è il compromesso” ci sono sfumature accettabili o desiderabili. La nostra vera malattia è il sentimento del tempo: il successo editoriale a breve termine (Lara Cardella, Melissa P) o in un solo periodo (Guido Da Verona, Pitigrilli) equivale a nessun successo, dopo. E senza un salvataggio critico e culturale entro pochi anni, il naufragio dell’ex-successo è sicuro. La nostra purezza rispetto al compromesso deve essere accompagnata, sempre, dalla consapevolezza che la durata è un fenomeno inaggirabile, anche dalle strategie del marketing. L’investimento e il rumore pubblicitario su una merce-libro non possono competere con il fenomeno del tempo, contro il quale l’uomo non può nulla. E il tempo è la (propria) morte e la deperibilità delle merci: compresa la merce-libro. La nostra vanità, l’insensibilità al tempo e l’illusione che il tempo sia a favore dell’uomo comportano – da un punto di vista grosso modo filosofico, ché non è sempre utile parlare sempre e solo di merci-denaro-oggetti – “il proliferare degli editori a pagamento”. Ma il problema non è tanto la loro esistenza di per sé, quanto l’inesistenza di lavori di editing pesante e costruttivo (e vincolante per il futuro degli autori), la speranza di ergersi a testimoni di qualcosa che non si è degni neanche di nominare, ecc. La voracità degli editori a pagamento – quelli non seri (e molti sono seri, e non voraci) – è garantita da una certa complicità degli autori, per ignoranza, orgoglio, o incomprensione della logica del tempo. Quando è rivolto a libri non banali, né artisticamente né contenutisticamente, l’editing può essere considerato un’opera di mediazione (positiva, in quanto mediazione) tra l’io dell’autore e l’io dei possibili lettori (visti come testimoni, non come carne da macello del commercio librario), oltre che tra questo tempo e il tempo che verrà dopo. Per quanto mi riguarda: ho considerato l’editing come una parte non piccola e non minore del mio lavoro: Zallio, Diavoli, Fichera, e altri, e da ultimo La Merca di Chiara Daino, sono possibilità iniziali e iniziate, che non era dignitoso escludere o silenziare. E se ho una piccola visibilità, deve essere anche per i migliori (parlo anche del loro cuore) tra i bravi (parlo sempre del loro cuore) in circolazione, oggi. Da un lato, credo che la continuità tradizionale della letteratura italiana si stia già interrompendo (cfr. le risposte 1-2, sopra); dall’altro, che la continuità debba ricevere alcuni tentativi stimolanti. Non iniezioni di veleni/contravveleni retorici o di altro tipo, ma tendenze seminali, da cui sortiranno embrioni e aggiornamenti.

8
Un potere (perché è tale) sostenuto dalla disonestà (da un lato) e dalla vanità (dall’altro) – e dall’ignoranza, su entrambi i lati – non può essere scardinato facilmente. Né è possibile farlo, dove il radicamento dell’intesa tra i due fronti è grave e profondo. “Molti scrittori noti ne sono a conoscenza” e tacciono: che altro potrebbero fare? E perché dovrebbero farlo, se la presenza di “tanti scrittori inesperti” è, in un certo senso, garanzia di un sottobosco di ammiratori e di un termine di paragone della propria, apparente e limitatissima, presenza pubblica? Inoltre, senza ingenuità (e con la testa rivolta a qualche esempio plausibile): siamo sicuri che anche alcuni “scrittori noti” non contribuiscano alle spese o le sostengano per intero? Siamo sicuri che enfatizzare le cause non significhi insabbiare effetti che preferiamo ignorare?

9
L’indifferenza non è una malattia dei soli “scrittori affermati”, ma di tutti: anche degli “scrittori inesperti” rispetto ai colleghi (e ai veri maestri, del presente o del passato), e anche di chi non scrive. Per intervenire su problemi che riguardano più la vita degli altri che la propria sono necessari spirito di sacrificio e occhio acuto; e anche avendoli, è necessario ricordarsi che non ne avremo comunque nessun vantaggio tangibile. Siamo troppo arroganti per vivere e morire per qualcosa o qualcuno che non ci riguarda – come usiamo dire – “da vicino”, “in prima persona”, ecc.

10
I giovani sono l’oggetto di una retorica già abbastanza invereconda. In primo luogo, non tutti i giovani sono uguali, né allo stesso livello, né con le stesse tendenze, né ugualmente stimolati (in primo luogo dalle famiglie e dalla scuola). I giovani – i migliori, i più validi, i più intelligenti e creativi – sono certamente “una risorsa preziosa per il Paese”; ma questo Paese è una risorsa preziosa per i giovani? No. Perché il giovane è quasi predestinato, oggi, ad un’autodistruzione impoetica, che sembra illuminata dai media per fornire un esempio atroce. Le “stragi del sabato sera” (e nella settimana?), la retorica delle inquadrature televisive (la macchina fracassata, la scarpa a terra, la pozza di sangue), la sottolineatura della precarietà e dei “vizi” diffusi tra i giovani (“vizi” – è chiaro – non efficacemente e non veramente impediti, se non con l’enfasi politica e poliziesca): tutto questo non mostra una società che disprezza i giovani? In un modo anche subdolo, poi: rendendoli nevrotici, vuoti e aggressivi, quindi meno degni di essere rimpianti, quando si inabissano (e si inabissano a centinaia). C’è qualcosa di atroce nell’organizzazione della carne umana, oggi, e nelle retoriche chiamate a renderne conto e a descriverle per noi. Senza luce non si fa nulla, e questa luce, oggi, è di pochi, disposti qua e là.

(risposte di massimo sannelli)

 



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martedì, 24 ottobre 2006

 



mercoledì 25 ottobre - alle ore 19:30


presso l'Accademia di Francia a Roma
Villa Medici - Grand Salon

[ Viale Trinità dei Monti, 1 ]

Intorno a Giacinto Scelsi: poesia e musica

Lettura in francese di poesie di Giacinto Scelsi:
Franco Buffoni, Marco Giovenale, Luis Mizón, Jacqueline Risset

Viola solista: Maurizio Barbetti
In collaborazione con la Fondazione Isabella Scelsi


*


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RomaPoesia 2006 _ festival della parola

14-30 ottobre 2006

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lunedì, 23 ottobre 2006

 


mercoledì 25 ottobre, ore 18:00
Culture Factory di Roma della Fondazione ENI Enrico Mattei
Via del Commercio, 1/B (gasometro)

Andrea Cortellessa ed Emanuele Trevi presentano

NEL GASOMETRO

di

Sara Ventroni

 

(ed. Le Lettere, collana Fuoriformato)

 

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www.romapoesia.it



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domenica, 22 ottobre 2006

 
   su GAMMM :::

è in rete un nuovo opeb: MaRatMe, di esse zeta atona.

:::

:::

a new one page ebook is online: MaRatMe, by esse zeta atona.



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sabato, 21 ottobre 2006

 
Recensione a Lello Voce

Da oggi e per una settimana la recensione a Il Cristo Elettrico è leggibile sul sito del “manifesto”.

 


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lunedì, 16 ottobre 2006

 
Questioni e generazioni

Sono ora riproposti integralmente su slowforward i due articoli comparsi su "Poesia" in febbraio e marzo, dedicati a Questioni e generazioni: alcuni autori nati negli anni 1968-77.

I titoli sono Corpo, gelo, tempo, oggetti; e Visibilità e dicibilità del mondo. In particolare si parla del lavoro di Gian Maria Annovi, Elisa Biagini, Alessandro Broggi, Giovanna Frene, Florinda Fusco, Vincenzo Ostuni, Laura Pugno, Massimo Sannelli, Gherardo Bortolotti, Andrea Inglese, Fabrizio Lombardo, Andrea Ponso, Andrea Raos, Luigi Severi, Sara Ventroni, Michele Zaffarano.

Non mancano cenni
rapidi (purtroppo davvero fugaci) a Renata Morresi, Alessandro Di Prima, Carlo Dentali, Flavio Santi, Massimo Gezzi, Mario Desiati, Marco Mantello, Francesca Genti, Tiziana Cera Rosco, Giovanni Tuzet, Italo Testa, Marco Merlin (Andrea Temporelli), Fabrizio Bernini, Andrea Pellegatta, Matteo Lefèvre, Lidia Riviello, Jacopo Ricciardi, Luigi Socci, Giovanna Marmo, Marco Simonelli, Christian Raimo, Stefano Raspini, Sparajurij, Esse Zeta Atona (S/Z Mary e Atonal), Vincenzo Bagnoli, Francesco Forlani.

 


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venerdì, 13 ottobre 2006

 
ROMAPOESIA 2006 _ Festival della parola

14-30 ottobre

www.romapoesia.it


sabato 14 ottobre
ore 11.00
Cinema Farnese
Piazza Campo dei Fiori, 56 - tel. 06.6864395

Ryszard Kapuscinski legge le sue poesie da Taccuino d’appunti
Letture di Antonella Anedda, Carlo Bordini, Annalisa Comes, Laura Pugno
Proiezione del film L’altra arca di Noé di Piotr Zaluski ispirato alla figura di Kapuscinski
In collaborazione con l’Istituto Polacco di Cultura

domenica 15 ottobre
ore 19.00
Antico Caffè Greco
via Condotti, 86 - tel. 06.6791700

Ritratto di Czeslaw Milosz
Lettura di poesie inedite, in anteprima mondiale, in traduzione italiana
Leggono i traduttori
In collaborazione con l’Istituto Polacco di Cultura
Ingresso fino ad esaurimento posti

mercoledì 18 ottobre
ore 18.00
Libreria Editrice Empiria
Via Baccina, 79 - tel. 06.69940850

Presentazione di Libro di sillabe di Ennio Cavalli (Donzelli Editore)
Reading di Ennio Cavalli e Valentina Montanari

giovedì 19 ottobre
ore 18.00
Libreria Bookcity
Viale G. Marconi, 92 - tel. 06.45470871

La poesia in cammino
Maratona di poesia a cura di Lucianna Argentino e Francesco De Girolamo

venerdi 20 ottobre
ore 18.00   
Libreria Mondadori
Via Piave, 18 - tel. 06.42014726

Giulio Perrone Editore presenta
Familiare, allucinante e necessario di Piero Vaglioni
Interventi di Giuseppe Massara e Vito Riviello

sabato 21 ottobre
ore 18.00   
Circolo Culturale Aleph
Vcolo del Bologna, 72 - tel. 06.5882030

LietoColle Editore presenta
Il corpo della parola
Presentazione delle pubblicazioni in uscita dei poeti Dante Maffia, Emanuela Celi,
Vanni Schiavoni, Terry Olivi
A cura di Diana Battaggia

sabato 21 ottobre
ore 21.00
Libreria Editrice Empiria
Via Baccina, 79 - tel. 06.69940850

Edizioni Empiria e Hamish Henderson Folk Club presentano
Mariano De Simone in
Dove finiranno i nostri fiori? di Pete Seeger

A cura di Pino Mereu

Casa delle Letterature
Piazza dell’Orologio, 3 - tel. 06.68134697
lunedì 23 ottobre
ore 18.00

Figli di una nuova madre lingua
Lettura di poesie in italiano e in francese

A cura di Daniela Rossi
Luis Mizón (Cile), Jean Portante (Lussemburgo), Ubax Cristina Ali Farah (Somalia),
Gëzim Hajdari (Albania), Ndjock Ngana Yogo Ndjock (Camerun), Arnold de Vos (Olanda),
Gregorio Carbonero (Venezuela), Barbara Pumhösel (Austria), Nader Ghazvinizadeh (Iran)
martedì 24 ottobre
ore 11.00

Figli di una nuova madre lingua
Due antologie a confronto

A cura di Daniela Rossi
Ai confini del verso. Poesia della migrazione in italiano (ed. Le Lettere) e L’ailleurs qui est ici
(ed. Le temps des Cerises)
Intervengono i poeti delle due antologie e i curatori Mia Lecomte, Luis Mizón, Jean Portante
ore 15.00
Intervengono i poeti e i curatori delle due antologie e Franca Sinopoli
Video-intervista a Tahar Ben Jelloun a cura di Adriano Vignali

martedì 24 ottobre
ore 18.00
Antica Libreria Croce
Corso Vittorio Emanuele II, 156 - tel. 06.68802269

Presentazione della nuova rivista di poesia Linfera
Partecipa Nanni Balestrini

martedì 24 ottobre
ore 18.00
Biblioteca Comunale Franco Basaglia
Via Federico Borromeo, 67 - tel. 06.45439330

Pascal Editrice presenta
L’angolo della vita di Gabriella Gianfelici
Interventi di Fiorenza Mormile, Francesco De Girolamo, Maria Paola Langerano

martedì 24 ottobre
ore 20.00
Istituto Polacco di Cultura
Via Vittorio Colonna, 1 - tel. 06.36000723

In memoria di Jan Twardowski
Introduzione di Andrea Ceccherelli
Leggono gli attori Agnieszka Grochowska e Giovanni Magnarelli (testi tradotti da Andrea Ceccherelli e Lucja Lehnert)
Proiezione del documentario di Dariusz Gajewski

mercoledì 25 ottobre
ore 18.00
Culture Factory di Roma della Fondazione ENI Enrico Mattei
Via del Commercio, 1/B (gasometro) - tel. 06.57288662

Andrea Cortellessa ed Emanuele Trevi presentano
Nel gasometro di Sara Ventroni (ed. Le Lettere, collana Fuoriformato)

mercoledì 25 ottobre
ore 19.30
Accademia di Francia a Roma
Villa Medici - Grand Salon - Viale Trinità dei Monti,1 - tel. 06.67611

Intorno a Giacinto Scelsi: poesia e musica
Lettura in francese di poesie di Giacinto Scelsi:
Franco Buffoni, Marco Giovenale, Luis Mizón, Jacqueline Risset
Viola solista: Maurizio Barbetti
In collaborazione con la Fondazione Isabella Scelsi

giovedì 26 ottobre
ore18.30
John Cabot University
Via della Lungara, 233 - tel. 06.6819121

InVerse presenta
Valerio Magrelli incontra Barry Callaghan
Ritratti di poeti, mostra fotografica di Andrea Malizia

giovedì 26 ottobre
ore 21.00
Associazione Culturale Apollo Undici
Istituto Tecnico G. Galilei
Via Conte Verde, 51 - tel. 06.7003901

Versi spezzati
Performance delle Poetesse di Portico 47

venerdi 27 ottobre
Auditorium Parco della Musica - Teatro Studior
Viale Pietro de Coubertin - tel. 06.80241281
ore 20.00

L’arte e il ribelle imminente
Atto di critica totale di Achille Bonito Oliva
Sonorizzazione di A. Cagiano
Performances: Epipisteme (L. Ontani), No man’s land (M. Basilè), Il Baubo (R. Gligorov)
Ritratto stereofonico di A. Curran
Un'installazione di N. Balestrini
Musiche di J. Cage, M. Feldmann e C. G. da Venosa
Coordinamento di M. Cavallarin
In collaborazione con Galleria Pack di Milano
ingresso gratuito su prenotazione: 0648906040 - info@romapoesia.it
ore 21.00
DOCtorCLIP
Primo festival italiano di videoclip di poesia
seconda edizione

Proiezione dei video finalisti e premiazione dei vincitori
Presenta Lello Voce
Sarà presente una giuria di esperti e verrà sorteggiata tra il pubblico una giuria popolare
In collaborazione con Casa delle Letterature di Roma e LiteraturWERKstatt Berlin
ingresso gratuito su prenotazione: 0648906040 - info@romapoesia.it

sabato 28 ottobre
ore 18.00
Libreria Editrice Empiria
Via Baccina, 79 - tel. 06.69940850

Edizioni Empiria presenta
Elegia di Alberto Toni
Poesie e disegni, mostra di Giancarlo Limoni

sabato 28 ottobre
ore 18.30
Lavatoio Contumaciale
Piazza Perin del Vaga, 4 - tel. 06.36301333

Bye bye video
Trent’anni di ricerca nella videoarte - poesia
Video selezionati da Tomaso Binga, Manuela Corti, Enzo Minarelli, Daniela Rossi

sabato 28 ottobre
ore 19.00
Via Giulia/Lungotevere dei Tebaldi, 15

Fondazione Baruchello presenta
Cesare Viel
Progetto Bachmann
Azione in una stanza alla presenza di Nanni Balestrini, Gianfranco Baruchello, Anna Cestelli Guidi, Emanuela De Cecco, Laura Guglielmi, Tommaso Ottonieri, Francesca Pasini, Cesare Pietroiusti, Carla Subrizi
L’azione di Cesare Viel sarà restituita attraverso il racconto dei partecipanti nel libro Cesare
Viel. Azioni 1996-2006
, collana FBMONO della Fondazione Baruchello
A cura di Carla Subrizi
Non è prevista la presenza del pubblico
Si ringrazia Fiamma Satta per aver messo a disposizione la propria abitazione

sabato 28 ottobre
ore 20.30
Istituto Polacco di Cultura
Via Vittoria Colonna,1 - tel. 06.36000723

La Comunità dei Vulcani
Incontro tra otto poeti galiziani (Polonia sud-orientale) e otto poeti siciliani
Introducono Giovanni Miraglia e Jaroslaw Mikolajewski

domenica 29 ottobre
ore 11-19
Fondazione Baruchello
Via di Santa Cornelia, 695 - tel. 06.3346000

(SS Cassia bis, direzione Viterbo, uscita Castel de’ Ceveri, dopo il primo tunnel, poi a sx fino al n.695)
- Progettare l’opera plurale
Seminario di artisti, poeti, critici, musicisti, attori, registi
A cura di Gianfranco Baruchello, Nanni Balestrini, Tommaso Ottonieri, Carla Subrizi
- Nuove presenze
Opere azioni interventi
A cura di Caterina Iaquinta e Carla Subrizi

lunedì 30 ottobre
ore 18.00
Libreria Editrice Empiria
Via Baccina, 79 - tel. 06.69940850

Edizioni Empiria presenta
Il vento passa, inedito di Anna Maria Ortese
Letture sceniche a cura degli attori di Officine Artistiche

lunedì 30 ottobre
ore 21.00   
Teatro del Centro
Vicolo degli Amatriciani, 2 - tel. 06.6867610

Compagnia Teatrale Emanuele Giglio presenta
Io, mito donna
Lettura di poesie con Daniela Attanasio, Paola Febbraro, Alexandra Petrova, Franca Rovigatti
A seguire rappresentazione teatrale di Prometeo di Emanuele Giglio con Silvia Danti



romapoesia festival della parola 2006

comitato romapoesia
Nanni Balestrini, Gianfranco Baruchello, Maria Teresa Carbone, Luigi Cinque, Elisa Davoglio, Maria Ida Gaeta, Marco Giovenale, Tommaso Ottonieri, Marco Palladini, Daniela Rossi, Franca Rovigatti, Lidia Riviello, Carla Subrizi, Lello Voce, Thomas Wohlfahrt

direzione organizzativa
Alessandra Rabitti e Annalisa Plantera
Castalia s.n.c. - www.castaliaeventi.it
ufficio stampa e promozione
- Promopressagency (06.32651758)
Daniele Mignardi
- MRF (06.48906040)
Monica Passoni (348.7374404)
progetto grafico
Marina Cordeschi e Fabio Rabitti
Jet Black Light s.a.s. - www.jetblacklight.it
produzione
Associazione Culturale romapoesia - www.romapoesia.it
servizi
MRF5 s.r.l. - www.mrf5.it

giuria concorso DOCtorCLIP
Gianfranco Baruchello, Manuela Corti, Eduard Escoffet, Giovanni Fontana, Gemma Gaetani, Gabriele Perretta, Laura Pugno, Gualtiero Rosella
comitato preselezione video
coordianato da Enzo Minarelli, Giacomo Verde

si ringraziano
ALIAS
il manifesto



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martedì, 10 ottobre 2006

 
Su slowforward da oggi:

Lettura elementare di un testo celebre. Un mottetto montaliano.

 


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venerdì, 06 ottobre 2006

 
Marina Pizzi



Il solicello del basto

2006-



Il solicello del basto

Le vendemmie del daccapo




1.

Contumacia effigie

il gusto gotico dell’eclissi,

morsi di calvario il calendario.

Appena sotto schianto ho visto

il nato il seno torto il nodo vuoto.

Groviglio di malesseri il segugio

guardato dalla gola per il pozzo

dell’abbandono quando finisce

la scorta del cipresso che non serve.

2.

Idee per le scale,

commenti di regressi,

faccenduole ad ore questi cipressi

nemmeno sfacciati.

Le tue marine ridde di pece

annerano recessi in far di blasfemie

inatte alla grafia, senza geografia.

3.

il mare contenuto in un notturno di baia

bàlia l’aureola del lato il lato bello

del volto di sangue in gara di scrigno

da un marzo non pazzo

ma santo e basta del basto fu.

4.

ogni martirio un apice di avvento

dove sconfitta è talamo di tempo

pronto al digiuno al no dello steccato.

le ceneri del vespro patemi di rubriche

condotte in fase eroica nonostante

tremante l’adesione far farsa il nome.

il solicello del basto

5.

solitamente si stanca a far la vita

e non la puttana dove la tana

è ingombro e l’orizzonte sgombro.

6.

se guarirò dal seno

della rondine senza cimasa

se la salsa del cuoco converrà

un altro stato il rito,

la conventicola del sale

con un pennino di ronda

avvertirà la soma a darsi scivolo

logica di baleno lena di espatrio.

7.

voce di gabbia il primo accanto-acconto.

un buco nella fronte nato e basta e senza sparo

per grado di grandine dire la dispersa

spezia quale l’aroma.

8.

Un frullo della stanza per la fine

lo sguardo ignudo in un collo d'ascia.

Le cesure delle nebbie in breve infine

la summa dello schianto sommo.

Il sudore dell'eclissi appena in fosso

precisò sparizione e nervo. E là converta

questo vistoso apolide del corpo.

9.

Rendo la chiave dell’antipanico estivo,

dico al viso che ho l’enigma

così col lutto del perenne sgarbo.

In meno di un silenzio la piaga della scorta

ha perso il condannato e il protetto.

10.

Il muro tinto al rosa

passanti comunque neri

ombre brevi

vite al vivo dispiacere.

E poi grandina sulla carcassa

del cane estivo.

11.

Segni di ventura

per specialità d’ergastolo

il menu sul lastrico.

Arringhe di commiato il silenzio

dell’urlo. Le foto del sorriso

forme di torte in faccia senza

le comiche. Ad occhi aperti

la resistenza ha il grembiule

della nonna e del migrante.

12.

Non amata in vita

in reliquia dopo morta

dal massacro della luce viva

della voce viva.

La raucedine del sale:

la dimenticanza, finalmente.

Adolescenza di scompiglio questo

stato ceduo, partenza per la scienza

non capire. L’antenna alle perdici

del gran sasso imposti le vendemmie.

13.

Vanità da atlante la vanità del nome

la vanità del corpo nel nome.

Al bivio dell’incrocio senza vento

il tempo della morte la fata scema

maturazione e corsa.

Perimetro di addendo il sottraendo

dolo di pace per la matrem-patrem

guerra

per le retate in foggia di conchiglia.

Addio comunque e senza male

i polsi combaciati nella pece.

14.

Attore di contrabbando questo pastrano

straziato dalla pece.

Una manciata di riso per gli sposi

in preda al futuro.

Dietro la cancellata della stirpe

la stipula del verdetto.

15.

includendo pressioni in taniche di basto

non riuscì ancora a morire.

nelle manciate dei fossi risero

le terre dei bambini. quale tema

di piramide l’arrivo del binario

preso al ripetente. la persistenza

a mo’ di persiana

del teschio qui sulla scrivania

lavora da clessidra e ben di solerzia

e brina.

16.

attorno ha visto sconfessare il bene

il massimo nel minimo il minimo nel massimo.

con il tasto per far vivere lo schermo

moderare un suicidio in far di farsa

pena di tana dispendio al globo.

col solicello allo sgabello il fondo del verdetto

lievitato pur comunque con la bandiera o senza

di un credo di convitto. il sangue al sangue

per le feste recidive boia alle creature.

17.

in un pagliaccio di congiura

l’ilarità del laccio

questo basto stolto quanto il corrimano

della scala mobile. a giugno la congiura

della spiga morsa dal pane senza vita

stantio alla gemma alla girandola alla cella.

l’ombra solatia del dono della gioia

oggi è la bravura delle fosse

traguardo in serbo alla costanza

di un documento in dado-fato o fatto scelto.

18.

si è alzata la stanza per vegliarti

archivista tenerissima di urli.

19.

i tracolli per addobbi a mo’ di feste

così l’ottimismo capitalistico

ottimizza escrementi non biologici.

si sono rese precoci le farfalle

tanto che le teche sono ormai

l’eresia del coccio.

le corse sul brevetto

all’ombra della bile. in breve il breve

è alla data senza far data.

20.

la circonferenza della lenza

la cantilena della ruota.

nemmeno un mercante di eclissi

sì che possa l’Office Online

non deridere la ressa delle impiccagioni

le garrotte alla bava del senso

pessimo. Vicolo si salvi e la visione

del sì quando l’altare nel natale del taglio

un bacio ci offra fraterno di logica.

21.

la minaccia della traiettoria è sempre quella

impronta di sudario.

in breve la cacciata nella cenere

le libertà di altri, a tempo.

coma di bel sogno i marosi nelle mani

se rivederti in meno di una spina

sparita per chissà dove o di pianura

un altro tuo al suo dispendio.

22.

ancora una volta questa giornata

fa a rassomigliarti fa a gioco di

rassomigliarti titolo di enigma

pioggia senza lavacro ma crono

d’arringa pur sempre la condanna.

così il bastione della luna vuota

tanto badata da poeti con scienziati

con zigomi e gomiti di tante pene,

passa e ripassa in pasto a gomene

per canapi di lutto.

23.

le pantofole quando l’acredine

una fontana di secoli sconfiggano

con un batuffolo di fola ancora all’angolo

di un stanzina qualunque

estrema sempre a tenuta di una presa

aquila spennata, statua emorragica.

quasi qualità del nodo un altro

setaccio da poter girare per le fondamenta

di un ponte canterino di credo

bambino.

24.

Nel giorno che si sfrangia contro i sassi

la corteccia del sale sale a strati

per frodi di alamari per mari iniqui

qui burrascosi là di bonaccia.

A giacca a giacca non incontri amori

né candori di remi che mìrino

la riva del fatto fatuo, tuo lo stallo

loquace con l’altare che non trovi

né trova per te un altro vitto.

Affondo di comete il remotissimo

mestiere delle onde senza messaggio.

25.

nell’alba della luna il tuo saltare

un giorno. nomea del basto questa

scaturigine di pece questa bracconiera

lealtà del vuoto. la calce viva è appena

stato di addobbo su cantieri di caligini per

fanghiglie vergini e multate e mutilate

da impronte poste per non arrivo.

26.

Latenza della furia questa poltrona

vecchia quanto il disprezzo

del pezzo di vita in taglia di giovinezza

o di netta sufficienza infima e zeppa.

Le date che si spezzano in verdetti

attrici in far d’encomio per le lapidi

o dimenticanze incinte di dimenticanza.

In meno di una fabula il fulcro

è la lingua morta è la guerra

dirotta nella strage giara di appelli

d’àncora. Appena il SOS è d’obbligo

ma il connubio buio più di qualunque

genitore in palio di capitano.

27.

in un interno di clessidra sparisce

la famigliola, nei marosi del sotto

ponte quando le stelle dondolano lezioni

le più mostruose se l’assedio del senso

a cerchio circoli appena di sopra.

resina di bivio questo scusarsi

quasi rastremo vincolo di sé.

28.

mica da o dà un ardore di baldoria

la rarità del pane,

anzi le gemme stonate del fagotto

circondano l’orologio della stazione

giogo di gioco forza per forza.

in un marciume di addendo

l’ispezione sul ponte con sotto

sacco l’intera costa e la stazione

con la ronda a far da fuciliera.

in piena la scarpata con le braci

senza tregua rossastre chiazze.

il bagliore fraterno ha stretto in morte

il sostegno devoto dell’attesa.

29.

acrobata a tutto volo il tuo sudario

bracconiere lo scendiletto di tradimento

financo del cortile dell’asilo dove capisti

le persiane pudiche del sì ritratto

a far da passaporto per un altro senno.

pendenze di selle di digiuno

la dieta fredda per il marmo meglio.

così finisce il calendario in globo boh!

nei legacci straziati del consenso.

30.

a meraviglia o quasi ti si socchiuda il tacco,

molta malizia d’epoca stazza di forsennato

avanzo, ma non serve ad essere natali

né globali con appendici al cielo.

ìndica tu una cometa al buio

documento ecumene di coma

macellaio ad àncora di scavo.

la tomba a terra più volatile del razzo

concomitante l’incontro con il tanto

milite noto di ritrovata culla,

vela velata, gioia vaga alquanto.

31.

Il distico del dado tratto



Direttamente vasto il fasto

del manuale accluso al senza vita.

32.

morrò dandomi del lei

così senza confidenza

o perno di giostraio sul pericolo.

attrice con fatica ma senza recita

questa malia del rantolo

falciato dalle guardie degli unguenti.

33.

in un tracollo di costato

non riesce a morte.

con le vertigini del quasi cieco

consegue giro.

negli agguati del guaio

l’io riesca: riesce a squagliare

la stamberga forte più forte della grotta.

albero a conchiglia la tua voce

cedua oramai, più caduca, a vuoto.

34.

mica starò a prenderti la scena

se olivastro con macilenza il far dirupo.

l’impegno del postino sarà assolto

sia al successo sia alla cerniera.

giù dal grattacielo e dal fondale

la darsena del cieco con l’amore.

35.

non darmi agguato né margine di rotta

dalla fedeltà al senso non trovato.

le cose spaccate sulle pagine

gironzolano con mito e senza meta.

i tentacoli del mantice non

soffiano per la mongolfiera

ma per la pece del cappio per la sediola

d’Ercole la resistenza.

36.

non starò a trattarmi il fegato

per un traguardo di piacere

per un cigolio di risveglio

senza nomee graffite.

bastante per il cipresso

è perdita di punta o soltanto

un centimetro di lancia

sotto un augurio non assolto.

le case vuote delle lumache corse

lo scricchiolio del tacco a mo’ del boia.

37.

dal fianco tornami con una scalea di giostra

atomico coma d’estasi

giunti laggiù dove vedove le stirpi

più pendule di acrobati, svolano.

38.

con un saltuario salone di specchi

la perdita del seno di stagione.

fulcro di guardia solo il caso

imperiale in rima nulla.

ora i pomodori sono cuccioli

ma il dormiveglia imita tutta

tutta quanta la tragedia.

con molte genuflessioni si approvano

le guerre le fusioni delle stimmate

per le vendemmie del daccapo.

39.

le istruzioni del capitano hanno il tetto marcio

e al momento di riporre un libro dopo averlo posseduto

l’acrobazia del perdere è sempre la stessa

non si dispone di spazi senza scismi

ma di scippi al popolo comunque.

le vendemmie del daccapo l’orgoglio del novizio.

40.

audace disporsi alla perdita

tra sporcizie del bello

pulizie del brutto.

il solicello del basto

le vendemmie del daccapo

per pendio un'aureola

a spinta d’orbita a far da altalena

quasi procace pendolo

mai più tempo miserrimi tesori.

41.

intaglio di gran sole questa appena morte

questo gondoliere di cloaca

all’abituro intatto

calcato sul berretto pure del vincente.

ingorgo del domestico la fine della finestra

stracolma di corrotti a far la vita

il milite ignoto in fossa di belletto

così che il pianto è piatto decoroso

domani col mantice del lutto elaborato

la lente del patologo il frigo per il fuoco.

42.

oppure non tornerò da meridiani assorti

da discorsetti con l'apice a scalare

tanto da giù da su o dalla sequoia

l’antivirus odierno è fulcro-vittima.

43.

a ben guardare le redini dell'insaputa

ci dominano bacche di sola scorza.

in un concerto di spezie ho visto andarsene

l'arenile lo scalo l'approdo.

sto sotto giogo e mi governo poco.

Americhe gagliarde quali semafori

di arcobaleni chimerici, matasse chimiche

le rendite di bari.

44.




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lunedì, 02 ottobre 2006

 

nanni balestrini

Roma, Galleria IL MASCHERINO, via del Mascherino 24

giovedì 5 ottobre 2006, ore 18:30

inaugurazione della mostra e presentazione della monografia

CON GLI OCCHI DEL LINGUAGGIO

     

Nanni Balestrini, nato a Milano nel 1935, vive tra Roma e Parigi. Negli anni Sessanta è stato tra i principali animatori della stagione della neoavanguardia, autore di numerose raccolte di poesia e di romanzi di successo. Durante gli ultimi cinquant'anni, parallelamente alla produzione poetica e narrativa, ha sviluppato un’importante ricerca in campo visivo partecipando a numerose mostre in Italia e all’estero. Nel 1990 prende parte alle esposizioni "Ubi Fluxus ibi motus" (Biennale di Venezia) e "Roma anni ‘60" (Palazzo delle Esposizioni, Roma). Nel 1993 è invitato alla Biennale di Venezia, nel 2004 espone nelle personali al MACRO di Roma e alla Fondazione Morra di Napoli e nel 2006 alla Fondazione Mudima di Milano.

La galleria Mascherino, in linea con le mostre antologiche realizzate negli ultimi anni, dedicate a protagonisti della sperimentazione artistica degli anni sessanta come Mario Schifano (2001-2002), Renato Mambor (2002-2004-2005), Nato Frascà/Gruppo 1 (2005), inaugura un’antologica delle opere visive di Nanni Balestrini. I lavori esposti in quest’occasione sono pubblicati nel volume Con gli occhi del linguaggio edito dalla Fondazione Mudima e distribuito dalla casa editrice DeriveApprodi che sta procedendo all’edizione completa della sua produzione letteraria (sono stati già stampati La violenza illustrata seguita da Blackout, Parma 1922, I furiosi, Gli invisibili, Vogliamo tutto, L’editore). Il libro e la mostra documentano l'insieme dell'opera visiva di Balestrini: un lungo percorso che partendo dall'aspetto fisico della parola e utilizzando i più diversi procedimenti e materiali (carta stampata, timbri, plastica, lastre tipografiche, carte geografiche, nuove tecnologie...) ha creato un universo di immagini verbali del nostro tempo, un grande racconto visivo dove la cronaca si mescola alla riflessione estetica e sociale. La mostra si apre con opere del 1961, proposte nello stesso anno in occasione della sua prima esposizione alla storica libro-galleria romana Ferro di Cavallo, prosegue con la serie Pagine, collages eseguiti tra il 1965 e il 1971 e con il grande quadro Potere operaio, presentato nel 1972 alla Quadriennale di Roma, per arrivare alla produzione più recente come Crashcolor II del 2006 e le inedite Croniche (2006), nucleo di collages su carta pensati come diari di soggiorni a Berlino, Parigi, Barcellona, Roma.

Il volume comprende più di cento pagine di riproduzioni a colori delle opere, accompagnate da un saggio introduttivo di Paolo Fabbri e da testi di scrittori e critici che hanno seguito il percorso creativo dell'artista: Edoardo Sanguineti, Franco Purini, Toni Negri, Achille Bonito Oliva, Umberto Eco, Paul Virilio, Tommaso Ottonieri, Reinhard Sauer, Renato Barilli, Manuela Gandini, Gillo Dorfles.

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DeriveApprodi - www.deriveapprodi.org - info@deriveapprodi.org - tel. 06/85358977

MASCHERINO - Via del Mascherino 24, 00193 Roma - tel./fax 06/68803820 - E-mail: mascherino@iol.it

Orario di apertura della galleria: dalle 16.30 alle 19.30 (escluso lunedì e festivi). Fino al 25 novembre 2006.

 



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domenica, 01 ottobre 2006

 
Elisabeth Workman’s a city_a cloud [pdf file, 576 Kb], *a dusi/e-chap 2006, is a mixed-media collaborative numeric sequence of short poems alongside images which attempt to map, trace and define what is initially secreted, unexpressed, or lays dormant and undefined within the framework of a city.

The texts are not simply a narration of the visual images, nor vice-versa. The whole structure of visual items and sentences shows that the two forms cross the same constructed territory and thus create a unique as well as unified codework — a disposition which deconstructs, redefines and elaborates sharp declarations, formulating brilliant memory spots in way of choice, time, space, displacement, and permutation. The images, by Barbara Campbell, provide a visual texture to the fragments’ journey. The texts and images both work alone and together concurrently, as a whole structure of visual items and text which illustrate the same grainy terrain. The collaborative element of which effectively works in its similar crossings, only to be then elucidated, expanded and then, again, deconstructed.

In this way, the texts and frames of broken narrative elements are, not-so surprisingly, fitting: “she was working / against the idea of a coherent / whole, it was the liquid room / and the new buildings that / already resembled ruins” (Fragm.15) drawing a “fluorescent world / filled with flickering bodies” (6), flickering lines.

:

marco giovenale, susana gardner

 

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Elisabeth Workman, a city_a cloud [pdf file, 576 Kb]. Dusi/e-chap project, http://dusie.org, 2006. Images: Barbara Campbell. Art & design layout master: Erik Brandt.



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